EPILESSIA E SPORT

Troppo spesso lo stigma nei confronti dei soggetti con epilessia determina la loro emarginazione da attività lavorative e sociali, come lo sport.

 

Infatti non troppo tempo fa i pazienti affetti da patologie neurologiche croniche o da sindromi caratterizzate da disturbi cerebrali (come le epilessie) venivano ancora esclusi da ogni tipo di attività fisica; ciò avveniva perché l’ampia eziopatogenesi di queste sindromi e le poche  raccomandazioni per la corretta gestione di questi pazienti in ambito medico sportivo rendeva difficoltoso prevedere, rassicurare e garantire una pratica sportiva sicura.

 

Tuttavia di recente vi è stato un cambio di rotta, infatti le ultime linee guida incoraggiano pazienti con patologie croniche a praticare sport, considerandolo anzi parte integrante del percorso riabilitativo.

 

Ma di cosa sto parlando?

Provo a spiegarlo in maniera semplice..

 

Cos’è l’epilessia?

 

L’Epilessia è un disturbo neurologico cronico, caratterizzato da manifestazioni cliniche parossistiche con ricorrenza imprevedibile e caratterizzati da sintomi e/o segni di disfunzione delle attività cerebrali (le crisi epilettiche).
Le crisi epilettiche possono interessare aree cerebrali ben definite (crisi focali) o sistemi neuronali multifocali o generalizzati (crisi generalizzata).

 

La Diagnosi

 

Per porre diagnosi di epilessia, è necessaria la presenza di almeno due crisi epilettiche non provocate separate da almeno 24 ore.

L’epilessia non può essere diagnosticata senza crisi epilettiche, ma una singola crisi convulsiva non necessariamente è un sintomo di epilessia.

 

Benefici dello Sport

L’Esercizio fisico regolare è in grado di prevenire alcune malattie e migliorare la salute a lungo termine; ciò è vero anche in soggetti affetti da epilessia che praticano un’attività fisica adeguata.

 

I programmi di esercizio possono migliorare la qualità della vita sia in termini fisici che psichici e sociali.

 

Tra gli effetti psicologici si annoverano: aumento dell’autostima, miglioramento dell’efficienza mentale e diminuzione di patologie associate, come depressione ed ansia.

 

Il rilascio della certificazione di idoneità sportiva ai soggetti con epilessia dipende dal tipo di sport praticato.

 

Anzitutto, nonostante la frequenza è solo di poco superiore alla popolazione generale, è necessario valutare l’entità del rischio di eventi traumatici per un atleta epilettico durante lo svolgimento di certi sport (ad esempio il salto con gli sci, l’immersione con le bombole, l’arrampicata ad alta quota, il moto-racing).

 

Un aspetto fondamentale è il concetto che lo sport praticato possa “incrementare il rischio di traumi o rischio di vita” in caso di crisi.

 

Per questo esiste una classificazione degli sport in 3 categorie, in relazione all’entità di rischi per l’atleta e per le altre persone coinvolte nell’attività sportiva:

  • Gruppo 1

nessuno o minimo rischio aggiunto rispetto alle normali attività della vita quotidiana, per questi il medico sportivo può non richiedere il parere dello specialista neurologo di riferimento (sport di squadra a terra, danza, tennis, scherma..).

  • Gruppo 2

rischio moderato, per questi è necessario uno specifico parere dello specialista neurologo e una valutazione in relazione allo sport per il quale viene richiesto (ciclismo, nuoto, sport di contatto, rugby, basket, ginnastica..).

  • Gruppo 3

rischio elevato, previo parere dello specialista neurologo di riferimento la pratica di questi sport è concessa solo in casi eccezionali e da valutare con grande attenzione (tuffi, paracadutismo, sport motoristici, immersioni, alpinismo, surf, aviazione..).

 

Una nota importante va dedicata ai farmaci antiepilettici usati poiché possono avere effetti indesiderati, di cui va fatta opportuna menzione, e porre questioni etiche per gli atleti professionisti; pertanto gli atleti ne devono segnalare l’uso all’autorità sportiva competente.

In conclusione

Lo sport e l’attività fisica hanno effetti positivi neurologici, medici e psicosociali nelle persone con epilessia in quanto possono ridurre la frequenza delle crisi e la depressione associata, mentre aumentano l’autostima, favoriscono la socializzazione, migliorano le funzioni cognitive ed in generale la salute a lungo termine.

Pertanto l’attività fisica sportiva per gli atleti con epilessia deve essere praticata con le dovute raccomandazione al fine di renderla più sicura possibile per la propria incolumità e per quella del pubblico circostante.

 

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“Fat but Fit”! Obesi ma in salute! Mito o realtà?

Fat but Fit” è una frase utilizzata nei paesi anglosassoni per descrivere un dibattito attivo ormai da oltre un decennio.

 

Ma cosa vuol dire? Di cosa stiamo parlando?

 

Il significato letterale è “Grasso ma in salute”, infatti come detto in precedenza, nell’ultimo decennio, si è sempre affermato che l’obesità non fosse una situazione di gravità estrema se non associata a patologie metaboliche o cardiovascolari esistenti.

 

In altre parole, se sei obeso ma non soffri di diabete di tipo 2, di ipertensione o di colesterolo alto, potresti essere trattato come un normopeso in salute. Peccato che prove crescenti suggeriscono che essere obesi ma in “salute” è comunque un fattore di rischio per la salute futura, indipendentemente dal resto.

 

Abbiamo preso in considerazione due studi in particolare (li trovi tra le referenze), di cui il primo (1) basato su un campione di 18.000 partecipanti provenienti da dieci paesi europei. Tale studio ha rilevato che le persone obese in “salute” hanno un rischio più elevato di sviluppare una patologia coronarica rispetto alle persone sane e normopeso.

 

Il secondo studio (2), invece, ha maggiormente approfondito questo aspetto. Ad oggi, è il più grande studio prospettico effettuato sugli obesi sani. Il campione è di 3,5 milioni di persone, a partire dai 18 anni di età (Gli obesi dovevano essere privi di condizioni patologiche)

 

Rispetto al precedente, è stata analizzata l’associazione tra obesità (in salute) e sviluppo di coronaropatia, ictus, insufficienza cardiaca e malattie vascolari periferiche. Inoltre, durante un periodo di follow-up, si è valutato il mantenimento nel tempo delle condizioni di salute degli obesi sani.

 

Bene! Anzi, male!

 

Durante il periodo di follow-up, il 6% degli obesi sani si è ammalato di diabete, il 12% di dislipidemia e l’11% di ipertensione.

 

Non solo! Rispetto ai normopeso in salute, gli obesi hanno ottenuto un 49% di rischio maggiore di sviluppare malattie coronariche, un 7% maggiore di avere un ictus e, udite udite, il 96% in più di avere un’insufficienza cardiaca.

 

 

Questi risultati, tra l’altro, non hanno correlazione con fattori esterni quali età, sesso, fumo e condizioni socio-economiche, in quanto sono già stati presi in considerazione.

 

Dunque si può essere “Fat but Fit”?

 

No!

 

Certo, un caso su un miliardo potrebbe godere di un codice genetico da Capitan America e vivere fino a 150 anni, ma per il resto possiamo ormai affermare che essere obesi ma in “salute” NON e’ una condizione benigna.

 

Fortunatamente, la ricerca scientifica sta studiando in maniera più approfondita soluzioni mediche tecnologicamente avanzate, come Elipse, (Lo trovi a questo link https://bit.ly/2QBKxoa ) per contrastare, questa patologia.

 

Il tentativo è di mettere a disposizione di tutti, gli strumenti non invasivi per iniziare a vivere una vita più attiva, più sana e più felice

 

Andrea Romeo e Michele Rosa

 

Referenze:

 

(1) Lassale, Camille, et al. “Separate and Combined Associations of Obesity and Metabolic Health with Coronary Heart Disease: a Pan-European Case-Cohort Analysis.” European Heart Journal, vol. 39, no. 5, 2017, pp. 397–406., doi:10.1093/eurheartj/ehx448.

 

(2) Caleyachetty R. et al “Metabolically Healthy Obese and Incident Cardiovascular Disease Events Among 3.5 Million Men and Women.” Journal of the American College of Cardiology, Elsevier, 11 Sept. 2017, www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0735109717390502.

 

 

 

 

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Il caffè allunga la vita! Si! No! “Boh”!

Il Dr Rosa dice che ho la bile un po’ densa ultimamente, e come se non bastasse, i fattori di rischio per il mio fegato, aumentano vertiginosamente soprattutto nel week-end!!!

 

Dovrei prepararmi a due giorni di potenziale relax, ed invece, eccomi qua! Altro week-end, altra bile!

 

Ore 7, svolgo la mia sessione mattutina di spionaggio Facebook, e trovo un articolo che ha già ottenuto trilioni di commenti, like e condivisioni…

 

Bere caffè allunga la vita

 

Senza voler entrare nel merito dei blog, anche di un certo calibro (il che mi lascia abbastanza basito), mi chiedo come possano essere pubblicati articoli fondati un po’ sulla scienza e un po’ sul nulla!

 

Si, perché scrivere un articolo, in cui si traggono conclusioni assolutistiche (senza alcuna competenza in analisi scientifica) mi sembra un po’ un azzardo, infatti il danno non tarda ad arrivare!

 

A quale danno mi riferisco? Per spiegarlo in parole semplici mi affido ad Evan Williams, fondatore di Twitter che l’anno scorso esordì dicendo…

 

Credevo che il mondo sarebbe diventato automaticamente un luogo migliore, una volta che chiunque fosse stato in grado di parlare liberamente e scambiare informazioni e idee… Me ne sono pentito!!!

 

Anche un “Amen” calzerebbe a pennello!

 

Penserai… “Ma se Caio, che ha un certa autorevolezza, pubblica un articolo del genere, perché mai non dovrei crederci?”

 

Giusto, infatti non è richiesto che 7 miliardi di individui al mondo comprendano la scienza, basterebbe solo esserne consapevoli ed evitare di divulgare o consigliare ad amici e parenti in assenza di fondate certezze! Visto? Problema risolto!

 

Comunque, torniamo al caffè che salverà il mondo.

 

Lo studio in questione è “Coffee Drinking and Mortality in 10 European Countries: A Multinational Cohort Study”, lo trovi a questo link https://bit.ly/2AK56b6

 

Si tratta di uno studio effettuato su 500.000 persone sane in tutta Europa, in cui è stato analizzato se il consumo di caffè, nell’arco di 16 anni, fosse associato a tutte le cause, o a cause specifiche di morte (Cardiache e Metaboliche)

 

Bene!

 

Analizziamo quindi il tipo di studio effettuato, si tratta di un COHORT STUDY, significa uno studio effettuato su un gruppo di persone che condividono una caratteristica (Bevitori di caffè, Non bevitori di caffè).

 

Ci si è basati sull’analisi di alcuni valori ematici valutando, quindi, una sorta di incidenza epidemiologica. Infatti, tali studi, sono considerati quelli che forniscono risultati sostanzialmente affidabili nell’epidemiologia “OSSERVATIVA” (Fonte Wikipedia).

 

Per avere dei risultati più concreti, si dovrebbe effettuare uno studio “gerarchicamente” superiore, uno studio randomizzato controllato (Per saperne di più: https://bit.ly/2HwvSLe )

 

Infatti, senza perderci in ulteriori chiacchiere o tecnicismi, il limite dello studio in questione salta subito all’occhio nelle conclusioni

 

Reverse causality may have biased the findings

 

Significa “Causalità inverse hanno potuto influenzare i risultati”, che in filippino vuol dire:

 

  • E se alcuni, pur bevendo caffè, svolgevano uno stile di vita attivo e un’alimentazione sana?
  • E se alcuni, pur NON bevendo caffè, svolgevano uno stile di vita pessimo, predisponendosi a fattori di rischio e decessi?

 

Nessuno lo sa, perché non sono stati presi in considerazione situazioni simili (essenziali a mio avviso, non credi?), ci si è solamente basati sull’aspettativa di vita tra chi beveva e chi non beveva caffè, that’s it!

 

Tra le citazione di questo studio, inoltre, figurano altri studi che hanno cercato di valutare l’incidenza dell’assunzione del caffè in determinate patologie

 

Ecco un esempio:

  • Studio: Assunzione di caffè per la cura della steatosi Epatica ( https://bit.ly/2Fl49HC )
  • Conclusione: In conclusion, our study suggests that coffee intake was not associated with any lower oddsfor hepatic steatosis in either non-alcoholic or alcoholic forms
  • Traduzione: In conclusione, il nostro studio suggerisce che il consumo di caffè non è associato ad una diminuzione della steatosi epatica alcolica e non-alcolica

 

Dunque, il caffè allunga la vita?

 

Si, No, Non si sa! Fin quando non verranno effettuati studi scientifici di una certa caratura, o comunque delle revisioni (o meta analisi) della letteratura di riferimento, non è possibile stabilire se ci troviamo dinnanzi all’elisir di lunga vita. Inoltre, la medicina, è una scienza dalle 1000 sfaccettature (Per dire mille).

 

Almeno posso berlo?

 

Certo che si! Previo stop del medico, il classico caffè al giorno puoi assumerlo senza problemi, goditelo con amici/che, fidanzato/a, parenti, insomma con chi vuoi, ma pensare di arrivare a 150 anni……………………………

 

Andrea Romeo

Il tuo metabolismo muscolare? Un po’ come Amazon!

Quanti… di voi… conoscono… Amazon? Su le mani!!!!

 

Troppo facile? 😊 Lo so, lo so!

 

Chi non conosce questo colosso dell’e-commerce! Allora sarai contento di sapere che se conosci Amazon, e sai chiaramente di cosa si occupa, puoi imparare in maniera molto semplice anche cos’è il metabolismo muscolare!

 

Penserai che ci aiuta a migliorare la struttura muscolare e quindi l’estetica, penserai che ci permette di camminare, e così via. Tutto esatto 😊 e ti dirò di più, è fondamentale per la combustione di carboidrati e grassi e, quindi, la produzione d’energia! Sapevi anche questo? Fantastico, sei già ad un buon punto! 😊

 

Chiaramente, quando trascuriamo i muscoli, la loro capacità di metabolizzare carboidrati e grassi, diminuisce in maniera importante.

 

Riesci ad immaginare un magazzino ad un orario di punta ed in pieno regime lavorativo? I muscoli sono esattamente paragonabili ad esso, prodotti che arrivano in continuazione (zuccheri e grassi) che vengono impacchettati e redistribuiti verso nuove località in modo che possano essere riutilizzate.

 

Questo “flusso e riflusso”, riutilizzo e redistribuzione, è ciò che chiamiamo metabolismo. E’ attivo 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, e coinvolge anche il cervello e il cuore.

 

In un super magazzino, quando la domanda aumenta, il ritmo di lavoro deve adeguarsi di conseguenza, giusto?

 

Bene, questo stesso principio di domanda/offerta avviene a livello muscolare. In altre parole, se la richiesta energetica aumenta (Attività fisica), i tuoi muscoli dovranno produrre più energia per soddisfare la domanda

 

A questo punto, entra in gioco la qualità di questi meccanismi muscolari che, tornando al nostro caro magazzino, rappresenta l’insieme di ordine e sistemi.

 

Tra un magazzino in completo disordine ed un magazzino con sistemi d’avanguardia come Amazon, quale dei due pensi sia il migliore? 😊

 

La regola generale per dimagrire, è incrementare il metabolismo a lungo termine, raggiungibile attraverso un allenamento coi pesi, in quanto stimola la crescita muscolare (più è grande la massa muscolare, più sarà alta la richiesta energetica). Non intendiamo dire che l’allenamento aerobico (corsetta) non serva o non abbia effetti (A dire il vero forse un po si 😊)… la miglior strategia è quella di amalgamarli perfettamente, magari sostituendo l’allenamento aerobico con un allenamento intervallato ad alta intensità (HIIT), qualora non fosse controindicato.

 

La prossima volta che trovi su internet articoli che parlano di metodi astro-spaziali e segreti per cambiare vita in meno di 3 secondi, senza una mezza supervisione medica, sappiate che la verità sta dalla parte opposta, e che non esistono segreti! Sicuramente delle metodologie, ma non adatte a tutti!

 

Ecco la verità… “Se comprendi come funzionano i TUOI muscoli, capisci come supportare il TUO metabolismo”……. e sei in grado di scegliere il professionista adatto alle tue esigenze 😊

 

Perchè, parafrasando Andrea Biasci, “Solo chi conosce sceglie, altrimenti crede di scegliere

 

Andrea Romeo

 

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L’alimentazione Post Allenamento negli Sport di Endurance!

Tempo di lettura: 3 minuti

 

Se pensi che per portare le tue performance al massimo tu possa prescindere da una corretta strategia alimentare, mi dispiace dirtelo, ma stai sbagliando tutto!

 

Infatti una corretta nutrizione, con una corretta distribuzione dei macronutrienti, costituisce parte integrante del percorso, affiancandosi ad un corretto allenamento, per migliorare le tue prestazioni e rendere al massimo in gara!

 

Oggi ci concentreremo sulle tue richieste nutrizionali nei momenti immediatamente successivi al tuo allenamento/gara!

 

Per farti capire di cosa hai bisogno ti descriverò in maniera chiara e semplice, cosa succede nel tuo corpo e nel tuo muscolo, durante una pedalata o una corsa di diversi chilometri.

 

Il meccanismo metabolico più attivo durante la tua performance, soprattutto se questa dura più di un’ora, sarà il meccanismo aerobico.

 

Attenzione!

 

Non ti sto dicendo che gli altri meccanismi, come l’anaerobico lattacido, saranno inattivi, ma che in percentuale rappresenteranno una quota minore dell’energia totale fornita al sistema.

 

Il meccanismo aerobico sarà alimentato prevalentemente dai carboidrati e dai grassi.

 

Per cui durante una performance molto lunga il glicogeno, cioè la forma con cui il tuo corpo deposita il glucosio nei tuoi tessuti, verrà consumato ed inevitabilmente il tuo muscolo attingerà dal glucosio che si trova nel torrente ematico.

 

Altro aspetto che è importante considerare è l’aumento del catabolismo delle proteine, in particolar modo delle proteine muscolari!

 

Che significa?

 

Che una quota maggiore di proteine verrà danneggiata e quindi distrutta.

 

Il terzo fattore fondamentale è la perdita di acqua ed elettroliti che avviene durante la tua performance, sia tramite il sudore che tramite la respirazione, anche in rapporto alla temperatura ed al livello di umidità a cui ti alleni.

 

Soffermandoci su queste informazioni che ti ho dato, viene da sé capire quali sono le principali richieste del tuo corpo a questo punto: carboidrati, proteine ed elettroliti.

 

Andiamo alla pratica!

 

Partiamo dai carboidrati: quali e quanti usarne?

 

Ovviamente la quantità è proporzionale alla durata e all’intensità dell’allenamento.

 

Diciamo che di solito stiamo tra gli 0.8 e 1.2 grammi per chilo di peso corporeo.

 

Si dovrebbero preferire fonti di carboidrati a rapido assorbimento, che raggiungano il tuo muscolo più in fretta possibile!

 

Quante e quali proteine?

 

Le proteine dovrebbero essere di buona qualità e a rapido assorbimento: diciamo che 20 grammi di whey, cioè proteine del siero del latte, vanno più che bene.

 

Forniranno gli amminoacidi essenziali per riparare le tue proteine muscolari.

 

Infine reidratati!

 

Puoi utilizzare benissimo delle miscele che trovi facilmente in giro e che ti possono aiutare nel recupero!

 

Quindi in conclusione, cosa assumere dopo un’ora e mezza/due ore di allenamento:

  • Carboidrati a rapido assorbimento: tra gli 0.8 e 1.2 gr/kg di peso
  • Proteine di buona qualità, circa 20 gr
  • Elettroliti e acqua.

 

Scopri i nostri SERVIZI DI NUTRIZIONE per migliorare le tue performance!

 

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Tecnologia: Sfruttiamola al Meglio nello Sport!

Tempo di lettura: 3 minuti

 

L’argomento di oggi è molto delicato, nonché attualissimo anche in campo di sport e benessere.

 

Perché questa distinzione?

Il mondo ormai viaggia alla velocità della luce soprattutto nel campo delle tecnologie avanzate e dell’intelligenza artificiale.

 

Nello sport, siamo noi al servizio delle tecnologie o viceversa?

 

Si stima che la tecnologia dei dispositivi indossabili per lo sport (Wearable device) sia un’industria da 6 miliardi di dollari, e che probabilmente continuerà a crescere rapidamente.

 

Per gli atleti e le persone dello staff impegnati nello sport d’élite, questo può essere sia un aiuto che un ostacolo quando si cerca di massimizzare le prestazioni dell’atleta.

 

La maggior parte è d’accordo sul fatto che la tecnologia, come il monitoraggio della frequenza cardiaca o il GPS, ha reso la scienza dello sport molto avanzata, fornendo preziose informazioni per il miglioramento delle prestazioni e nella riduzione del rischio d’infortunio.

 

Tuttavia, con il crescente accesso alla tecnologia e con le aziende che hanno l’opportunità di guadagnare una notevole quantità di denaro, è importante vedere realmente le cose come stanno.

 

Per esempio, molti device stimano la qualità del sonno ma gli algoritmi che li governano non sono ancora resi pubblici, quindi non convalidati.

Rischiamo allora di affidarci completamente, e senza repliche, ad una tecnologia che ha sicuramente dei margini di miglioramento importanti ma non ancora affidabili al 100%.

Gli sportivi e le loro performance sono infatti molto suscettibili alle sovrastime o alle sottostime.

 

Quando le aziende commercializzano i device, usano particolari strategie come grafica accattivante (testimonianze, influencer, grafici e dati) che sembrano essere stati sottoposti ad analisi scientifiche approfondite.

 

Attenzione! Non stiamo facendo di tutta l’erba un fascio: ci sono prodotti presenti sul mercato ormai da anni che rappresentano degli strumenti utilissimi e soprattutto validi, parliamo di prodotti che ormai tutti conosciamo come Polar, Garmin, ecc.

 

La tecnologia ha un grande potenziale d’impatto positivo sulla società e, nel nostro caso, sugli sportivi.

Dobbiamo solo essere consapevoli su quali informazioni considerare valide e affidabili e quali no, ma soprattutto conoscere la percentuale di errore di ogni singolo device.

 

Sono informazioni difficili da analizzare e solo un professionista può, ad oggi, integrarle e valutare le più significative.

 

Non cadiamo nell’errore di essere al servizio della tecnologia, lasciamo che sia ancora lei ad essere al nostro servizio!

 

Micros non si sottrae alla tecnologia ma cerca di studiarla e sfruttarla al meglio.

Scegli il professionista che, insieme alle sue competenze, può rappresentare un valore aggiunto nel tuo percorso sportivo!

 

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Vuoi la Massima Resa Sportiva? Fai “Running Economy!”

Tempo di lettura: 3 minuti

 

“Ci siamo tutti? Le valigie sono state caricate?”

 

Queste sono domande e preoccupazioni tipiche di una mamma pronta alla partenza!

 

Di contro, l’uomo è maggiormente dedito a valutare altri aspetti come il planning del viaggio, l’efficienza dell’auto e soprattutto il piano delle spese da affrontare… è vero?

 

Un aspetto importante da tenere in considerazione è sempre quello relativo al carburante.

 

Quanta benzina ci vorrà per raggiungere la meta e tornare alla base?

Quanto è il consumo medio della mia auto?

 

Queste stesse domande, se le dovrebbe porre qualsiasi sportivo, professionista o semplice amatore.

 

Perché?

 

Per essere vincenti e superare i nostri limiti dobbiamo essere “economici”.

 

Come già detto, il concetto di “running economy” è analogo al risparmio di carburante della tua auto (quantità di carburante necessaria a percorrere una certa distanza).

 

Ma di quale “combustibile” stiamo parlando?

 

Esistono due opzioni di base per spiegare la “running economy”.

 

Puoi chiederti: “per correre un miglio, quanto ossigeno devo consegnare ai miei muscoli?”

 

Oppure puoi chiederti: “per correre un miglio, di quante calorie necessito?”

 

In teoria una risposta vale l’altra perché l’ossigeno consumato dai muscoli viene utilizzato nella reazione che converte le calorie degli alimenti in movimento.

Dunque è ormai una certezza che più strada percorri, più calorie bruci, anche ci sono casi in cui, nonostante percorri diverse miglia, il consumo d’ossigeno rimane costante.

 

Quindi entra in gioco il terzo fattore: il rapporto degli scambi respiratori che rappresenta il rapporto, soprattutto, tra carboidrati e grassi bruciati per produrre energia.

 

In altre parole, più acceleri più brucerai energia proveniente dai carboidrati.

 

Siccome i carboidrati non necessitano di ossigeno (Glicolisi anaerobica) per produrre energia, si spiega quanto detto in precedenza, cioè che nonostante aumentino le miglia percorse, a basse intensità il consumo di ossigeno non cambia.

Inoltre, contrariamente alla credenza popolare, si bruciano più calorie quando si va più forte.

 

In definitiva, il punto è che durante la performance, bisogna cercare di avere un’alta resa col minor dispendio energetico possibile.

 

Il consiglio pratico quindi è di conoscere la propria “running economy”, analizzabile solo presso un laboratorio dello sport.

 

Nel centro Micros è possibile, grazie ad uno staff competente, eseguire dei test per conoscere il funzionamento del proprio corpo, riconoscere i limiti e trasformarli in evidenti punti di forza.

 

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Diabete e Sport: Amici o Nemici?

Tempo di lettura: 3 minuti

 

Diabete e sport… Un argomento molto dibattuto nel passato, ma che oggi lancia una risposta abbastanza chiara… Praticare uno sport, qualunque esso sia, è vivamente consigliato a chi ha il diabete, ma prima è sempre meglio fare una visita medica di controllo.

 

Quali sono i benefici?

 

L’attività fisica, combinata ad una corretta alimentazione ed ai trattamenti farmacologici, permetterà di mantenere sotto controllo il diabete.

 

Praticare attività sportiva vi consentirà non solo di mantenere sotto controllo la glicemia, ma anche di aumentare il senso di benessere psicofisico.

 

Si consiglia quindi di scegliere attività divertenti e da fare in compagnia, poiché possono spingervi a porvi degli obiettivi raggiungibili e verificabili.

 

Lo sport, si sa, è molto importante perché:

  • Aiuta il fisico a mantenersi in forma e con il giusto peso
  • Aiuta a mantenere basse la frequenza cardiaca e la pressione
  • Rinforza la muscolatura
  • Concorre a contrastare la depressione, rinforzando l’autostima e aumentando l’energia
  • Aiuta a mantenere la glicemia a livelli più vicini alla normalità, sia durante che dopo l’attività fisica

 

Tuttavia è necessario sottolineare che ogni organismo reagisce in modo differente all’attività fisica, è pertanto fondamentale per le persone con diabete che fanno uso di insulina o di farmaci secretagoghi controllare i valori di glicemia per valutare come il proprio organismo risponde all’esercizio fisico e, soprattutto, per evitare le ipoglicemie.

 

A tal proposito è indispensabile mettere a punto con il proprio Diabetologo eventuali variazioni di dosaggio.

 

Prima di intraprendere qualsiasi programma di attività fisica è necessario fare una visita di controllo dal proprio Medico, soprattutto se si ha il diabete.

 

Quale sport può fare al caso tuo?

 

Sono particolarmente indicati gli sport aerobici poiché contribuiscono a bruciare calorie, a migliorare il controllo del glucosio e la funzionalità dell’apparato cardiocircolatorio.

 

È buona norma iniziare gradualmente con un’attività fisica moderata e di breve durata così che l’organismo si abitui e progressivamente si potranno allungare i tempi e l’impegno fisico.

 

Sono generalmente sconsigliati gli sport di contatto (pugilato, lotta libera, arti marziali da combattimento), gli sport motoristici (automobilismo, motociclismo) e gli sport che si svolgono in ambienti pericolosi (attività subacquee con uso di respiratore, alpinismo, paracadutismo).

 

Tuttavia, sono comunque praticabili con la dovuta preparazione atletica ed un ottimale controllo metabolico da parte di un Team Medico specializzato.

 

Consigli pratici:

  • Misura la glicemia prima e dopo l’attività fisica (se ti viene il dubbio che sia diminuita troppo rapidamente misurala più frequentemente anche a distanza di diverse ore dal termine dell’attività).
  • Sii sempre muniti di un documento di riconoscimento che attesti la condizione di diabete ed una lista di numeri d’emergenza.
  • Evita la disidratazione: avere sempre a disposizione acqua e bevande reidratanti soprattutto se l’allenamento è prolungato, si suda molto o fa molto caldo.
  • Contrasta un’eventuale crisi ipoglicemica: se la glicemia prima dell’esercizio è <100 mg/dl assumere carboidrati ed attendere che tali valori aumentino, tenere sempre a portata di mano bibite zuccherate e caramelle durante l’esercizio.
  • Utilizza abbigliamento comodo e traspirante, scarpe adeguate (ben ammortizzate, non troppo strette e con pochi elementi di sfregatura) così da evitare lesioni e vesciche che eventualmente devono essere prontamente medicate.

 

Avere il diabete al giorno d’oggi non rappresenta più un limite insormontabile per svolgere le normali attività quotidiane, come l’attività sportiva.

 

Rivolgersi ad un Team Medico sportivo qualificato, come noi di Micros, può permetterti di intraprendere un percorso sportivo senza incedere in errori o pericoli e arrivare anche ad altissimi livelli!

 

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Sfida Te Stesso e Vinci. 3 Test per Superare i tuoi Limiti.

Tempo di lettura: 3 minuti

 

Chi è il tuo peggiore avversario?

 

Sembrerebbe una domanda normalissima, forse un po’ banale, eppure non è scontata perché rispondere con coscienza e consapevolezza può cambiare la tua prospettiva sull’atteggiamento e sulla strategia da adottare per avere i migliori risultati nello sport.

 

Se la risposta è “il primo della classifica” non stai facendo altro che puntare l’asticella al top con il rischio di allenarti in maniera anche spropositata e con un conseguente “nulla di fatto”.

 

Perché?

 

Non stai valutando a fondo né le tue reali capacità, né come poterle sfruttare per superare te stesso.

 

Pensaci.

 

La tua performance non è il risultato dell’obiettivo che ti sei prefissato, ma il superamento dei tuoi stessi limiti per poterlo raggiungere.

 

Il tuo peggior avversario non è il primo della classe, sei Tu Stesso!

 

Fa tutta la differenza del mondo!

 

Qualsiasi cosa tu voglia fare, da vincere una 10 km, una gran-fondo o semplicemente un incontro, hai bisogno di scoprire i tuoi limiti, trovare la strategia migliore per superarli e, solo dopo, avere una chance di raggiungere i primi della classe.

 

Non sai come iniziare?

Ecco 3 test che possono aiutarti a valutare i tuoi punti di miglioramento.

 

Test della composizione corporea

 

Quanto pesa la tua “auto da corsa”? Quanto pesa il “telaio”?

 

L’analisi della composizione corporea ci permette di capire quanto il tuo peso corporeo è supportato in % da grasso e da muscolo (anche nei singoli distretti corporei).

Due atleti dello stesso peso ma con % di massa grassa differente non saranno prestanti alla stessa maniera.

 

Test del VO2Max + Test del Lattato

 

Quant’è la cilindrata del tuo “motore”?

Quant’è la sua capacità di consumare “carburante”?

Quant’è la sua resistenza all’usura?

 

La calorimetria indiretta è un test che ci consente di conoscere la quantità massima di ossigeno che il muscolo riesce ad estrapolare dal sangue sotto sforzo per produrre energia (VO2max).

 

E’ come la cilindrata di un’auto ed è un parametro importante ai fini della performance ma, se non associato ad altri principi, si rivela fuorviante.

 

Un motore da 1600 cc non è detto che sia più performante di uno da 1300 cc, questo accade perché è la loro reale capacità a bruciare carburante che fa la differenza.

Non solo, più è alta la sua resistenza all’usura (soglia del lattato), più a lungo durerà la sua gara!

 

Il Team Micros propone questi test ai suoi clienti affinchè trovino la giusta motivazione e gli strumenti per ottenere risultati sempre migliori di quelli che normalmente raggiungono senza conoscere il proprio corpo.

 

Ora hai la consapevolezza, gli strumenti e la voglia di distinguerti.

 

Cambia il tuo Io in questo 2018.

 

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Conoscere per Sapere: Scienza o Illusione?

Tempo di lettura: 3 minuti

 

Hai un dubbio o una curiosità che ti attanaglia da tempo e non sai dove informarti?

 

Come ti comporti? Quali sono le fonti che alla fine scegli?

 

La Scienza o i Media?

 

È un discorso al quale non diamo molta importanza a causa dei mezzi d’informazione dai quali siamo circondati, senza considerare la fiducia che riponiamo con estrema facilità a tutto ciò che leggiamo o ascoltiamo.

 

La questione è molto delicata e decidere di dare per certo la prima cosa a cui ci approcciamo, può rivelarsi pericoloso!

 

“Fai tutto il possibile per evitare di ingannare te stesso pensando che qualcosa fosse vera quando non lo è realmente, o viceversa”. (Neil Tyson)

 

Questa è una delle frasi che dovremmo sempre tenere a mente quando ci troviamo di fronte ad un articolo, soprattutto sulla salute.

 

Il metodo scientifico sta alla base di tutti i risultati ottenuti all’interno di uno studio.

 

“Conducete degli esperimenti per testare la vostra ipotesi e dategli valore in proporzione alla solidità delle vostre prove”. (Galileo Galilei)

 

La scienza scopre le verità oggettive.

 

La stampa, invece, trae in inganno il pubblico mettendo in risalto un documento scientifico appena pubblicato e spacciandolo per “verità assoluta“, magari indicando l’eccellente curriculum accademico degli autori.

 

Quante volte hai letto articoli che consigliavano di non mangiare determinati alimenti per poi asserire l’opposto la settimana dopo?

 

Immagino già la risposta! La nostra Scienza applicata allo Sport ne subisce giornalmente le ripercussioni!

 

Ma come è possibile? Perché tutti questi studi scientifici si contraddicono a vicenda?

 

Prima di discuterne, dobbiamo capire cos’è la Scienza e come funziona.

 

I risultati di ogni singolo studio sono dipendenti da come è stato progettato, dalla tipologia di persone scelte (sedentari, atleti, obesi, normopeso, uomo, donna), dalle condizioni ambientali testate, dal momento della giornata in cui il test è svolto, dall’alimentazione dei soggetti, e così via.

 

È ovvio che due studi, per essere confrontati, devono soddisfare gli stessi fattori.

 

Uno studio effettuato in provetta, non necessariamente funzionerà anche per il nostro organismo.

 

Una scoperta sui soggetti patologici non avrà la stessa validità su quelli sani.

 

Un tipo di allenamento validato per gli atleti d’elite, non sarà sicuramente efficace anche per gli amatori.

 

La stampa solitamente non ha la pazienza di capire tutti questi fattori, quindi l’interpretazione è spesso affrettata.

 

Questo rappresenta un vero e proprio disservizio per il lettore.

 

Tradurre la scienza in raccomandazioni pratiche è fondamentale ma non dovremmo mai farlo sulla base di uno studio singolo.

 

Quando diamo un consiglio dobbiamo innanzitutto capire con precisione a chi è riferito!

 

Ad esempio, la creatina potrebbe essere un buon integratore ma funzionerà in condizioni molto specifiche e per individui con obiettivi definiti.

 

Per gli altri atleti in condizioni diverse e con obiettivi differenti, assumere creatina “fai da te” potrebbe comportare risvolti negativi!

 

So a cosa stai pensando: è un lavoro molto complesso, impossibile da fare per te che non sei addetto ai lavori. Ma c’è sempre una soluzione a tutto.

 

Continua pure a leggere e ad informarti, è sempre utile, ma chiedi sempre conferma al professionista di fiducia!

 

Micros è affidabile perché: il nostro staff studia con attenzione le ultime pubblicazioni scientifiche affinché chi si affida al nostro metodo, e quindi all’indiscutibile verità della scienza, è fortemente difeso dalla disinformazione che si propaga giornalmente su internet e sui media.

 

Se vuoi affidare la tua salute e la tua passione per lo sport ad una equipe competente e seria,la tua scelta non può essere che MICROS!

 

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