Una catena è forte tanto quanto il suo anello più debole!

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Ogni giorno ci rapportiamo con qualcuno che sta seguendo un determinato tipo di allenamento o che acquista prodotti d’integrazione suggeriti dal “buon senso” o dal marketing.

 

Ogni giorno ci rapportiamo con qualcuno che ha mollato il piano alimentare a causa del mancato risultato o di una sopraggiunta fase di stallo.

 

Ogni giorno mi rapporto con qualcuno cercando di spiegare che “una catena è forte tanto quanto il suo anello più debole”.

 

Una frase dal significato molto profondo. Cosa significa?

 

Ognuno di noi può avere tutti gli obiettivi di questo mondo, impegnarsi a fondo per raggiungerli, ma se qualcosa non è efficace il risultato non arriverà mai.

 

La figura del Medico, del resto non è nata a caso.

 

È stata concepita per testare e capire cosa c’è alla base di ogni condizione fisiologica, trovare l’anello debole da sistemare e strutturare un piano d’azione.

 

Non esiste l’allenamento miracoloso o la dieta perfetta, esiste solo ciò che è giusto per te.

 

Mi spiego meglio. Se inizio ad andare in bici o a correre con l’obiettivo di dimagrire o di portare a termine una maratona, molto probabilmente non ce la farò.

 

Per quale motivo?

 

Anche se leggo, ascolto, corro, in realtà non so da dove partire, non mi conosco!

 

I meccanismi alla base del dimagrimento sono dettati dal metabolismo, e quest’ultimo è gestito da una serie di organi strettamente correlati tra loro.

 

Se ho un problema asintomatico al fegato, come ad esempio il fegato grasso, posso correre 20 ore al giorno e non dimagrire mai.

Una volta sistemato e riattivato il fegato, potrò pensare di procedere col secondo step.

 

Il dimagrimento è solo la conseguenza.

 

Stesso discorso vale per la performance.

 

Non potrò mai correre una maratona se non conosco il mio stato fisiologico.

Magari ho una bici da 10.000 euro e un abbigliamento super, ma un metabolismo “fuori servizio”.

 

Questo anello debole prenderà inevitabilmente il sopravvento indebolendo a sua volta tutta la catena!

 

Un check-up strutturato in maniera dettagliata e degli appositi test da laboratorio, sono alla base del tuo successo, qualsiasi cosa significhi per te.

 

Perché ricorda: una miriade di buoni propositi, di allenamenti ed obiettivi moltiplicati per zero, faranno sempre zero!

 

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Ferma l’Asma prima che fermi Te! L’importanza della Spirometria durante la visita Medico Sportiva

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Una buona funzione respiratoria dipende dall’integrità delle strutture e dal corretto funzionamento dei complessi meccanismi fisiologici, i quali permettono un regolare apporto di ossigeno ai tessuti, compresi i muscoli.

 

L’ossigeno è un elemento essenziale per tutte le strutture periferiche perché fa sì che il metabolismo si orienti verso l’utilizzo fisiologico delle sostanze energetiche alimentari introdotte.

 

In sua assenza il nostro organismo andrebbe incontro al metabolismo anaerobico con una conseguente acidosi lattica, un esaurimento muscolare più rapido e una sensazione di fatica.

 

Una valida funzione respiratoria è alla base di una buona qualità di vita e permette di effettuare regolarmente l’esercizio fisico, che a sua volta induce delle modificazioni di adattamento a beneficio di strutture ed apparati, compreso quello respiratorio.

 

Gli adattamenti specifici del polmone allo sport sono: riduzione delle resistenze vascolari dei muscoli in attività; adeguamento della risposta cardiaca; redistribuzione del flusso ematico; termodispersione; modificazione della ventilazione.

Durante la visita medico sportiva, effettuare una spirometria basale permette una valutazione della funzione respiratoria che può portare al sospetto di asma da esercizio fisico, utile per essere poi approfondito con test specifici (spirometria da sforzo, test di broncoreversibilità).

 

L’asma comporta un’ostruzione transitoria dei bronchi, espressione di un’iperreattività bronchiale non specifica stimolata dall’esercizio, che si verifica in genere entro il quarto d’ora successivo ad un esercizio fisico submassimale (con impegno del 70% della massima capacità aerobica).

 

Purtroppo è molto più frequente di quanto venga comunemente diagnosticata: 70-80% dei soggetti asmatici (23% sogg. con asma episodico,33% asma freq.,75% asma cronico); 40% dei rinitici; 10,3% dei soggetti senza storia di asma.

 

I fattori che influenzano la comparsa e l’aggravamento dell’asma da esercizio fisico sono: il tipo di attività fisica; il grado di iperventilazione; le condizioni ambientali (temperatura, umidità, carica allergenica); le recenti flogosi delle vie aeree.

 

Tuttavia esistono alcuni meccanismi di prevenzione non farmacologici:

 

  • Insegnare ai ragazzi tecniche di respirazione con il naso durante l’attività sportiva, tali da evitare il broncospasmo causato dall’aria fredda e secca;

 

  • Praticare sport al chiuso o all’aperto in giornate miti ed umide, o in alternativa consigliare l’uso di un filtro per l’aria fredda (es. sciarpa);

 

  • Effettuare un periodo di preriscaldamento prolungato (almeno 10 minuti) anche se non particolarmente intenso con un andamento intermittente che non superi il 70-80% della capacità massimale così da aumentare progressivamente;

 

  • Una dieta costituita da alimenti con ridotte quantità di sale, ricchi di vitamine, antiossidanti ed acidi grassi omega-3 può ridurne la comparsa e la severità come dimostrato da recenti studi.

 

È infine importante scegliere uno sport adeguato in base alla gravità dell’asma ed alle esigenze del bambino e della sua famiglia.

 

Tra le attività comunemente consigliate vi sono, in ordine dal più basso rischio asmogeno: nuoto ed altre attività acquatiche (kayak, canoa), sci di fondo, ginnastica, scherma e sport di squadra (volley, basket, pallamano, hockey, calcio).

 

Tra le attività più asmogene, quindi sconsigliate, ricordiamo invece corsa libera e ciclismo.

 

La pratica sportiva del bambino e dell’adolescente con asma va incoraggiata poiché ritenuta fondamentale per un adeguato piano di gestione globale.

Non solo è utile per la crescita e l’equilibrio psico-sociale del soggetto ma è anche un buon supporto per il controllo della malattia e per il miglioramento della compliance terapeutica.

 

Se non riconosciuta ed adeguatamente trattata l’asma da esercizio fisico può essere la causa dell’allontanamento di molti bambini dallo sport con conseguenze sulla loro qualità di vita futura e ripercussioni socio-psicologiche.

 

Fermala, prima che fermi tuo figlio!

 

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I limiti esistono…solo nella mente!

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Hai mai visto il video della formica che non riesce ad uscire dal cerchio disegnato a penna?

 

E’ un classico esempio di limite.

 

La loro straordinaria bellezza risiede semplicemente nell’effettiva diversa natura. Esistono infatti limiti oggettivi e limiti soggettivi.

 

In altre parole: “è un limite” o “è un mio limite”? 

 

Dietro questo quesito, che evidenzia una sottilissima ma sostanziale differenza, si nasconde anche uno dei maggiori dilemmi della Scienza dello sport.

 

Cosa rappresenta realmente un limite alla mia performance? La mente o il corpo?

 

Da sempre si pensa che la percezione della fatica sia strettamente relazionata al carburante presente all’interno delle nostre cellule muscolari.

 

Il loro consumo estremo ci impedirebbe, su input del cervello, di proseguire la nostra corsa obbligandoci a fermarci.

 

Negli ultimi anni invece, Samuele Marcora, uno dei più importanti esponenti dello studio di questo fenomeno, ci mostra che, sebbene questo fosse vero, c’è dell’altro.

 

Il suo obiettivo è quello di far capire come fare a proseguire la propria performance nonostante il cervello suggerisca di fermarci.

 

Crede dunque che dietro la percezione della fatica ci sia un fattore prettamente psicologico.

 

Per supportare a pieno questa teoria, sono stati svolti degli esperimenti.  

 

Sono stati convocati alcuni giocatori di rugby e li hanno sottoposti a degli scatti di 5 secondi appena prima e subito dopo aver effettuato un test a resistenza costante.

 

La loro capacità di produrre 700 watt di differenza tra l’ultimo scatto e la fine del test di resistenza (quindi già in stato di potenziale sfinimento) dimostra che il limite è più soggettivo che oggettivo. 

 

Questo esito aprirebbe scenari importanti qualora riuscissimo ad allenare la mente e a percepire meno la fatica a livello psicologico.

 

In definitiva, nello sport, come nella vita, esistono molti limiti soggettivi che possono essere oltrepassati uscendo semplicemente dalla nostra area di comfort o allenandoci con tecniche psicologiche ben precise.

 

I test di laboratorio associati a delle tecniche ad hoc, possono davvero creare un margine differenziale importante tra te e i tuoi avversari, non sottovalutarli!

 

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Gli obiettivi ti rendono Efficiente, gli strumenti ti rendono Efficace!

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Quante volte è capitato di esserti posto un obiettivo e aver mollato una settimana dopo?

 

Tranquillo, non sei il solo!

 

Questa situazione è molto frequente perché, spesso, non siamo in grado di analizzare un obiettivo e capire se effettivamente fa al caso nostro.

 

Ma come si fa?

 

Un’efficiente gestione degli obiettivi è possibile solo se ne conosci la validità.

 

Il migliore strumento per testarla è il metodo SMART.

 

Secondo questo, un obiettivo deve essere:

 

S = Specific (SPECIFICO) = Perché lo vuoi ottenere?

 

M = Measurable (MISURABILE) = Deve poter essere espresso numericamente

 

A = Achievable (RAGGIUNGIBILE) = Deve rispettare le risorse e le capacità che si hanno

 

R = Realistic (REALISTICO) = “Il gioco vale la candela?”

 

T = Time – Based (QUANTIFICABILE) = Legato ad una scadenza

 

Se il tuo obiettivo non soddisfa tutti questi requisiti, è probabile che vada revisionato.

 

È proprio in quest’ottica che entra in gioco un fattore determinante: la differenza tra efficienza ed efficacia.

 

Tim Ferriss considera l’efficienza come il “fare le cose nel modo giusto”, l’efficacia, invece, come il “fare la cosa giusta”.

 

È qui che la Fisiologia in ambito sportivo fa realmente la differenza, perché allenarsi in maniera costante ed avere l’attrezzatura più tecnologica del mondo ti rende sicuramente efficiente, ma non efficace.

 

I test di laboratorio ti offrono pertanto l’opportunità di impostare gli obiettivi in maniera precisa e raggiungibile creando un piano d’azione corrispondente ad essi.

 

Insomma sempre efficiente, ma soprattutto efficace.

 

SMART è quindi un metodo che può esserti utile sia in ambito performance che salute.

 

Le tecnologie e l’informazione corrono alla velocità della luce dandoci l’opportunità di cercare e studiare, ogni giorno, le migliori strategie per soddisfare i tuoi obiettivi, non fartela sfuggire!

 

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Il Medico dello Sport: Conosciamo meglio questa figura!

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Il medico dello sport è il professionista che, in seguito alla laurea magistrale in Medicina e Chirurgia e alla successiva specializzazione, ha sviluppato delle competenze teorico-scientifiche che gli permettono di effettuare valutazioni cliniche e funzionali specifiche per ogni fascia d’età (evolutiva, adulta ed anziana).

 

Il suo principale obiettivo è la tutela della salute di coloro che praticano attività fisico-motorie e sportive in condizioni sia fisiologiche che patologiche.

 

In un presente in continua evoluzione come il nostro, la figura del Medico dello Sport muta insieme alla società che lo circonda, sviluppando la sua importanza come alleato necessario della salute.

 

Fortunatamente l’attenzione nei riguardi dell’attività fisica si sta via via intensificando, come attestano anche le percentuali in crescita: il 20% della popolazione pratica sport con assiduità, mentre il 10% lo fa saltuariamente.

 

Pertanto ai fini della certificazione medico sportiva, circa 20 milioni di italiani ogni anno si sottopongono ad un’accurata visita che, prevedendo anche un elettrocardiogramma, avrà valenza preventiva e diagnostica.

 

Il Medico dello Sport potrà quindi valutare la necessità di fare ulteriori accertamenti di approfondimento.

 

Durante la visita medico-sportiva, il Medico dello Sport, grazie alle sue competenze, sarà in grado di consigliare un’attività sportiva in base alle capacità fisiche, fisiologiche e patologiche.

 

Ad un soggetto iperteso, ad esempio, non sarà mai consigliato uno sport di pressione come il body building.

 

Lo sport, se praticato nella giusta dose e dopo un’adeguata valutazione medica, può migliorare la qualità della vita di ogni individuo, migliorandone la performance, l’umore e la salute.

 

Su questo fronte infatti, e specificatamente in relazione ad alcune patologie, è stato dimostrato che lo sport può ridurre o addirittura eliminare in alcuni casi l’assunzione dei farmaci.

 

Il Medico sportivo lavora in equipe con altre figure professionali con cui l’atleta ed il suo staff tecnico instaurano un rapporto di conoscenza e fiducia, tale da consentirgli la pratica dell’attività fisica in condizioni di massima sicurezza ed efficienza.

 

Quindi grazie alle sue conoscenze tecniche, relative alle diverse tipologie di esercizio e attività motorie, è sempre vicino all’atleta professionista per tutte le sue esigenze: dall’alimentazione, all’integrazione, dalla prevenzione al recupero degli infortuni.

 

Inoltre valuta gli effetti dell’allenamento individuando la giusta “dose” di esercizi in relazione alle capacità del singolo atleta, prevenendone eventuali over-training e sovrallenamenti.

 

Aiuta te stesso ad essere un professionista migliore, consulta un Medico dello Sport.

 

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