Ferma l’Asma prima che fermi Te! L’importanza della Spirometria durante la visita Medico Sportiva

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Una buona funzione respiratoria dipende dall’integrità delle strutture e dal corretto funzionamento dei complessi meccanismi fisiologici, i quali permettono un regolare apporto di ossigeno ai tessuti, compresi i muscoli.

 

L’ossigeno è un elemento essenziale per tutte le strutture periferiche perché fa sì che il metabolismo si orienti verso l’utilizzo fisiologico delle sostanze energetiche alimentari introdotte.

 

In sua assenza il nostro organismo andrebbe incontro al metabolismo anaerobico con una conseguente acidosi lattica, un esaurimento muscolare più rapido e una sensazione di fatica.

 

Una valida funzione respiratoria è alla base di una buona qualità di vita e permette di effettuare regolarmente l’esercizio fisico, che a sua volta induce delle modificazioni di adattamento a beneficio di strutture ed apparati, compreso quello respiratorio.

 

Gli adattamenti specifici del polmone allo sport sono: riduzione delle resistenze vascolari dei muscoli in attività; adeguamento della risposta cardiaca; redistribuzione del flusso ematico; termodispersione; modificazione della ventilazione.

Durante la visita medico sportiva, effettuare una spirometria basale permette una valutazione della funzione respiratoria che può portare al sospetto di asma da esercizio fisico, utile per essere poi approfondito con test specifici (spirometria da sforzo, test di broncoreversibilità).

 

L’asma comporta un’ostruzione transitoria dei bronchi, espressione di un’iperreattività bronchiale non specifica stimolata dall’esercizio, che si verifica in genere entro il quarto d’ora successivo ad un esercizio fisico submassimale (con impegno del 70% della massima capacità aerobica).

 

Purtroppo è molto più frequente di quanto venga comunemente diagnosticata: 70-80% dei soggetti asmatici (23% sogg. con asma episodico,33% asma freq.,75% asma cronico); 40% dei rinitici; 10,3% dei soggetti senza storia di asma.

 

I fattori che influenzano la comparsa e l’aggravamento dell’asma da esercizio fisico sono: il tipo di attività fisica; il grado di iperventilazione; le condizioni ambientali (temperatura, umidità, carica allergenica); le recenti flogosi delle vie aeree.

 

Tuttavia esistono alcuni meccanismi di prevenzione non farmacologici:

 

  • Insegnare ai ragazzi tecniche di respirazione con il naso durante l’attività sportiva, tali da evitare il broncospasmo causato dall’aria fredda e secca;

 

  • Praticare sport al chiuso o all’aperto in giornate miti ed umide, o in alternativa consigliare l’uso di un filtro per l’aria fredda (es. sciarpa);

 

  • Effettuare un periodo di preriscaldamento prolungato (almeno 10 minuti) anche se non particolarmente intenso con un andamento intermittente che non superi il 70-80% della capacità massimale così da aumentare progressivamente;

 

  • Una dieta costituita da alimenti con ridotte quantità di sale, ricchi di vitamine, antiossidanti ed acidi grassi omega-3 può ridurne la comparsa e la severità come dimostrato da recenti studi.

 

È infine importante scegliere uno sport adeguato in base alla gravità dell’asma ed alle esigenze del bambino e della sua famiglia.

 

Tra le attività comunemente consigliate vi sono, in ordine dal più basso rischio asmogeno: nuoto ed altre attività acquatiche (kayak, canoa), sci di fondo, ginnastica, scherma e sport di squadra (volley, basket, pallamano, hockey, calcio).

 

Tra le attività più asmogene, quindi sconsigliate, ricordiamo invece corsa libera e ciclismo.

 

La pratica sportiva del bambino e dell’adolescente con asma va incoraggiata poiché ritenuta fondamentale per un adeguato piano di gestione globale.

Non solo è utile per la crescita e l’equilibrio psico-sociale del soggetto ma è anche un buon supporto per il controllo della malattia e per il miglioramento della compliance terapeutica.

 

Se non riconosciuta ed adeguatamente trattata l’asma da esercizio fisico può essere la causa dell’allontanamento di molti bambini dallo sport con conseguenze sulla loro qualità di vita futura e ripercussioni socio-psicologiche.

 

Fermala, prima che fermi tuo figlio!

 

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Qualità o quantità: come conviene allenarsi?

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“Oggi mi sono allenato 4 ore, sono soddisfatto!”

È una delle frasi che, da ormai 10 anni, ascolto più frequentemente nei laboratori di Fisiologia dello Sport.

 

Con dispiacere ho notato che questa affermazione è pronunciata con un velo di orgoglio e soddisfazione.

Questo accade perché nella nostra mente viene automaticamente veicolato il messaggio che “più fai, più ottieni”.

 

Non sempre ciò corrisponde a verità.

 

Ciò che non sappiamo è che ogni atleta ha una relazione dose/effetto strettamente personale.

 

Un determinato stimolo allenante (assicurandoci che lo sia realmente) richiederà un tempo specifico per essere assorbito, e che, una serie di singoli stimoli allenanti cumulati, renderanno il sistema corpo pronto ad affrontare sfide più dure in un altro determinato tempo. Ognuno con il suo.

 

Il rapporto dose/effetto, senza che questo sia stato determinato, viene quindi molto spesso sovrastimato, portando gli utenti a pensare che “più ti alleni, meglio è”.

 

Il denominatore comune di quanto osservato è la quantità dell’allenamento, cioè ciò che risponde alla domanda “Allenarsi tanto o poco?”

 

Se ti dicessi che, in base al tempo che abbiamo a disposizione per allenarci e migliorare la nostra performance, possiamo impattare positivamente del 100% gestendo la qualità del lavoro svolto in quel tempo?

 

Quello che realmente conta è dare al nostro sistema biologico una giusta dose per un’esposizione che faccia rendere al massimo i nostri sforzi, lavorare cioè sulla qualità del tempo che abbiamo a disposizione.

 

Come? Ecco tre semplici passi da seguire.

 

  1. attraverso dei testi di valutazione funzionale sarà possibile: misurare il funzionamento e le necessità fisiologiche, biomeccaniche e bioenergetiche del corpo in base allo sport che pratichi, e il rapporto dose/effetto di ogni stimolo allenante.

 

  1. Seguire una programmazione fedele ai risultati dei test svolti lavorando sulle reali necessità del proprio corpo tali da potergli garantire un allenamento e un riposo cosciente e misurato.

 

  1. Controllare i tuoi allenamenti con sistemi in grado di monitorare quantità e qualità del lavoro: gps, cardiofrequenzimetri, potenziometri, altimetri, barometri, tutti strumenti utili a rispettare la programmazione e le proprie esigenze.

 

Per raggiungere i tuoi obiettivi, scegli sempre la qualità, non la quantità!

 

Il tuo Fisiologo dello Sport può aiutarti a svolgere un’attività calibrata alle tue possibilità, non sbagliare!

 

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I limiti esistono…solo nella mente!

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Hai mai visto il video della formica che non riesce ad uscire dal cerchio disegnato a penna?

 

E’ un classico esempio di limite.

 

La loro straordinaria bellezza risiede semplicemente nell’effettiva diversa natura. Esistono infatti limiti oggettivi e limiti soggettivi.

 

In altre parole: “è un limite” o “è un mio limite”? 

 

Dietro questo quesito, che evidenzia una sottilissima ma sostanziale differenza, si nasconde anche uno dei maggiori dilemmi della Scienza dello sport.

 

Cosa rappresenta realmente un limite alla mia performance? La mente o il corpo?

 

Da sempre si pensa che la percezione della fatica sia strettamente relazionata al carburante presente all’interno delle nostre cellule muscolari.

 

Il loro consumo estremo ci impedirebbe, su input del cervello, di proseguire la nostra corsa obbligandoci a fermarci.

 

Negli ultimi anni invece, Samuele Marcora, uno dei più importanti esponenti dello studio di questo fenomeno, ci mostra che, sebbene questo fosse vero, c’è dell’altro.

 

Il suo obiettivo è quello di far capire come fare a proseguire la propria performance nonostante il cervello suggerisca di fermarci.

 

Crede dunque che dietro la percezione della fatica ci sia un fattore prettamente psicologico.

 

Per supportare a pieno questa teoria, sono stati svolti degli esperimenti.  

 

Sono stati convocati alcuni giocatori di rugby e li hanno sottoposti a degli scatti di 5 secondi appena prima e subito dopo aver effettuato un test a resistenza costante.

 

La loro capacità di produrre 700 watt di differenza tra l’ultimo scatto e la fine del test di resistenza (quindi già in stato di potenziale sfinimento) dimostra che il limite è più soggettivo che oggettivo. 

 

Questo esito aprirebbe scenari importanti qualora riuscissimo ad allenare la mente e a percepire meno la fatica a livello psicologico.

 

In definitiva, nello sport, come nella vita, esistono molti limiti soggettivi che possono essere oltrepassati uscendo semplicemente dalla nostra area di comfort o allenandoci con tecniche psicologiche ben precise.

 

I test di laboratorio associati a delle tecniche ad hoc, possono davvero creare un margine differenziale importante tra te e i tuoi avversari, non sottovalutarli!

 

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L’importanza dello sport nei bambini!

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Si pensa erroneamente che si possa iniziare uno sport in età scolare, in realtà anche i bambini piccoli necessitano di movimento quotidiano.

 

Il principale consiglio per i genitori è di farli divertire senza l’aspettativa di farli diventare dei “fuoriclasse”.

 

Lattanti (0-1 anno)

 

I bambini in questa fascia di età vanno incoraggiati al movimento ed all’esplorazione dell’ambiente circostante, è consigliabile dall’età di 4-5 mesi porli su un tappeto standogli accanto, stimolando vista, tatto ed udito ciò consente di valutare le capacità neuro-motorie.

 

Attività consigliate: tentativi di afferrare giocattoli, rotolare e strisciare sul pavimento.

 

Prima infanzia (1- 3 anni) 

 

In questa età il bambino dovrebbe svolgere almeno 3 ore di movimento al giorno ;un corso di pre -atletica per esempio permetterà al bambino di giocare, muoversi liberamente e correre, in tal modo avrà migliorato lo sviluppo motorio e la coordinazione.

 

Attività consigliate nel quotidiano: salire le scale, limitare l’uso del passeggino, giocare all’aperto.

 

Seconda infanzia (maggiore di 4 anni)

 

A questa età possiamo indirizzarlo verso uno sport più strutturato; il bambino imita tutto ciò che vede, se i genitori sono attivi e praticano uno sport, molto probabilmente farà più movimento e manterrà questa sana abitudine anche da adulto.

 

Attraverso lo sport il bambino socializza e veicola la propria energia verso un obiettivo comune nel caso di uno sport di squadra.

 

Attività consigliate: gioco all’aperto, nuoto, corsa, danza, tennis, calcio.

 

Un aspetto fondamentale dell’attività fisica è l’idratazione: l’acqua è la bevanda per eccellenza.

 

La valutazione delle abitudini alimentari dovrebbe essere effettuata almeno una volta l’anno, sia nel bambino che nell’adolescente, per rilevare eventuali errori dovuti ad eccessi o carenze.

 

Un aspetto rilevante è una corretta ripartizione degli alimenti durante la giornata, ovvero cinque pasti con la seguente distribuzione calorica : 15% colazione, 5% spuntino, 40% pranzo, 10% merenda, 30% cena, evitando così prolungati periodi di digiuno.

 

Saper coinvolgere il bambino nei lavori domestici o nelle attività all’aperto, come una passeggiata al mare o in montagna, permettono al piccolo di esplorare l’ambiente circostante, muoversi liberamente, stimolare le proprietà percettive, olfattive ed uditive con importanti implicazioni di ordine fisico, psicologico ed educativo: il movimento è salute.

 

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Gli obiettivi ti rendono Efficiente, gli strumenti ti rendono Efficace!

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Quante volte è capitato di esserti posto un obiettivo e aver mollato una settimana dopo?

 

Tranquillo, non sei il solo!

 

Questa situazione è molto frequente perché, spesso, non siamo in grado di analizzare un obiettivo e capire se effettivamente fa al caso nostro.

 

Ma come si fa?

 

Un’efficiente gestione degli obiettivi è possibile solo se ne conosci la validità.

 

Il migliore strumento per testarla è il metodo SMART.

 

Secondo questo, un obiettivo deve essere:

 

S = Specific (SPECIFICO) = Perché lo vuoi ottenere?

 

M = Measurable (MISURABILE) = Deve poter essere espresso numericamente

 

A = Achievable (RAGGIUNGIBILE) = Deve rispettare le risorse e le capacità che si hanno

 

R = Realistic (REALISTICO) = “Il gioco vale la candela?”

 

T = Time – Based (QUANTIFICABILE) = Legato ad una scadenza

 

Se il tuo obiettivo non soddisfa tutti questi requisiti, è probabile che vada revisionato.

 

È proprio in quest’ottica che entra in gioco un fattore determinante: la differenza tra efficienza ed efficacia.

 

Tim Ferriss considera l’efficienza come il “fare le cose nel modo giusto”, l’efficacia, invece, come il “fare la cosa giusta”.

 

È qui che la Fisiologia in ambito sportivo fa realmente la differenza, perché allenarsi in maniera costante ed avere l’attrezzatura più tecnologica del mondo ti rende sicuramente efficiente, ma non efficace.

 

I test di laboratorio ti offrono pertanto l’opportunità di impostare gli obiettivi in maniera precisa e raggiungibile creando un piano d’azione corrispondente ad essi.

 

Insomma sempre efficiente, ma soprattutto efficace.

 

SMART è quindi un metodo che può esserti utile sia in ambito performance che salute.

 

Le tecnologie e l’informazione corrono alla velocità della luce dandoci l’opportunità di cercare e studiare, ogni giorno, le migliori strategie per soddisfare i tuoi obiettivi, non fartela sfuggire!

 

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L’importanza della figura del Fisiologo dello Sport

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“Da soli si va più veloce ma insieme si va più lontano”

 

Chi è il Fisiologo dello Sport e di cosa si occupa?

 

Purtroppo molti a questa domanda non sanno rispondere.

 

In Italia il settore delle “sport science” da poco tempo si sta facendo spazio tra le innumerevoli discipline legate alla medicina.

 

Il target di riferimento non riguarda solo i professionisti ma anche gli “sportivi della Domenica”, insomma tutti coloro che vogliono capire come allenarsi in maniera corretta. 

 

Un tratto distintivo dell’italiano medio è sicuramente la passione per i motori, che lo porta ad informarsi continuamente sullo “stato di salute” della sua automobile: i consumi, le prestazioni, l’usura delle gomme, la cilindrata del motore, i cavalli, e così via.

 

Il Fisiologo dello Sport riserva la stessa attenzione e premura al corpo umano, in particolare in relazione all’attività che svolge.

 

Quindi esiste una relazione tra le automobili e il corpo umano: entrambi necessitano un’attenta cura ai consumi, alla cilindrata, alla capacità prestativa, preservandone il più possibile l’usura.

 

Il suo ruolo consiste nell’elaborare i parametri bioenergetici, fisiologici e biomeccanici del corpo umano in relazione alla pratica motoria.

 

Lo fa attraverso test ed esami specifici con il supporto di tecnologie che riescono a misurare cosa avviene all’interno del nostro sistema.

 

I dati sviluppati determinano quali sono le necessità dell’attività fisica da somministrare ai nostri atleti e pazienti, in relazione ai loro obiettivi.

 

Un atleta che si sente in forma per una data gara e compie un’ottima performance rispetto a un altro che invece si mostra fiacco, impreparato, ci fa capire quanto il corpo umano, a differenza delle automobili, ha dei parametri in continua variazione che rendono necessario un monitoraggio costante.

 

Il Fisiologo dello Sport non fa altro che accompagnare l’atleta, passo dopo passo, verso i suoi obiettivi, cercando di garantirgli sempre le corrette necessità in tema di allenamento e scongiurando carichi di addestramento che il suo corpo, in quel preciso istante, non sopporta.

 

In conclusione, possiamo affermare quanto questa figura sia di assoluta importanza per chi svolge un’attività sportiva, sia amatoriale che agonistica, e quanto l’attenzione ai dettagli può risultare fondamentale per non incorrere in rischi che danneggiano la nostra salute.

 

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Il Medico dello Sport: Conosciamo meglio questa figura!

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Il medico dello sport è il professionista che, in seguito alla laurea magistrale in Medicina e Chirurgia e alla successiva specializzazione, ha sviluppato delle competenze teorico-scientifiche che gli permettono di effettuare valutazioni cliniche e funzionali specifiche per ogni fascia d’età (evolutiva, adulta ed anziana).

 

Il suo principale obiettivo è la tutela della salute di coloro che praticano attività fisico-motorie e sportive in condizioni sia fisiologiche che patologiche.

 

In un presente in continua evoluzione come il nostro, la figura del Medico dello Sport muta insieme alla società che lo circonda, sviluppando la sua importanza come alleato necessario della salute.

 

Fortunatamente l’attenzione nei riguardi dell’attività fisica si sta via via intensificando, come attestano anche le percentuali in crescita: il 20% della popolazione pratica sport con assiduità, mentre il 10% lo fa saltuariamente.

 

Pertanto ai fini della certificazione medico sportiva, circa 20 milioni di italiani ogni anno si sottopongono ad un’accurata visita che, prevedendo anche un elettrocardiogramma, avrà valenza preventiva e diagnostica.

 

Il Medico dello Sport potrà quindi valutare la necessità di fare ulteriori accertamenti di approfondimento.

 

Durante la visita medico-sportiva, il Medico dello Sport, grazie alle sue competenze, sarà in grado di consigliare un’attività sportiva in base alle capacità fisiche, fisiologiche e patologiche.

 

Ad un soggetto iperteso, ad esempio, non sarà mai consigliato uno sport di pressione come il body building.

 

Lo sport, se praticato nella giusta dose e dopo un’adeguata valutazione medica, può migliorare la qualità della vita di ogni individuo, migliorandone la performance, l’umore e la salute.

 

Su questo fronte infatti, e specificatamente in relazione ad alcune patologie, è stato dimostrato che lo sport può ridurre o addirittura eliminare in alcuni casi l’assunzione dei farmaci.

 

Il Medico sportivo lavora in equipe con altre figure professionali con cui l’atleta ed il suo staff tecnico instaurano un rapporto di conoscenza e fiducia, tale da consentirgli la pratica dell’attività fisica in condizioni di massima sicurezza ed efficienza.

 

Quindi grazie alle sue conoscenze tecniche, relative alle diverse tipologie di esercizio e attività motorie, è sempre vicino all’atleta professionista per tutte le sue esigenze: dall’alimentazione, all’integrazione, dalla prevenzione al recupero degli infortuni.

 

Inoltre valuta gli effetti dell’allenamento individuando la giusta “dose” di esercizi in relazione alle capacità del singolo atleta, prevenendone eventuali over-training e sovrallenamenti.

 

Aiuta te stesso ad essere un professionista migliore, consulta un Medico dello Sport.

 

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