La nostra Identità è nel Cibo!

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Siamo ciò che mangiamo” è la nota citazione di Ludwig Feuerbach, estrapolata dalla recensione dello stesso ad un libro sull’alimentazione scritto da Jacob Moleschott (Dell’alimentazione: trattato popolare, 1850).

 

Niente di più vero è stato affermato quasi 200 anni fa, concorderete con me.

 

Infatti il cibo rappresenta le fondamenta della nostra cultura: ad esso sono collegati secoli di storia nei quali gli uomini si sono formati grazie alla caccia, alla pesca, alla semina e ai raccolti.

 

Effettivamente tutto quello che oggigiorno scegliamo, compriamo, cuciniamo e mangiamo è lo specchio della nostra persona, la perfetta proiezione di insegnamenti, abitudini e gusti estremamente soggettivi.

 

Bene, non era difficile spiegare questa definizione, ma ci sono altre considerazioni che meritano la nostra attenzione.

 

Dalla scelta del cibo alla tavola ci sono dei passaggi che presuppongono a loro volta una serie di altri step che spesso non consideriamo.

 

Uno di questi riguarda la nostra salute, sia attuale che futura.

 

Mai come al giorno d’oggi c’è un’attenzione maniacale all’etichetta, alla provenienza, alle calorie, ai principi nutritivi e soprattutto alle intolleranze.

 

Un piano alimentare ben equilibrato e soprattutto adeguato alle esigenze della singola persona è una ricchezza inestimabile, ma spesso lo dimentichiamo.

 

Tutto ciò che ingeriamo infatti, oltre ad essere necessità e sostentamento, deve essere sinonimo di salute e benessere, ruolo fondamentale che abbraccia anche le nostre abitudini.

 

Ciò a cui spesso non facciamo caso è proprio il fatto di possedere tutti gli strumenti per condurre una vita che non rinuncia allo stare bene, dall’alimentazione alle attività sportive.

 

Basterebbe solo prendere coscienza dell’immenso patrimonio salutare che ci è stato tramandato nei secoli e ritornare là dove si stava bene: coltivare i frutti della terra, allevare gli animali in libertà e non negarsi la possibilità di un contatto all’aria aperta con la natura circostante.

 

Scegliere la giusta filosofia di vita renderà il nostro percorso meno impervio, soprattutto per tutelarlo di fronte alle innumerevoli “bugie alimentari” che assorbiamo e compriamo ogni giorno tra gli scaffali delle grandi catene di distribuzione.

 

Micros è il luogo giusto per cominciare ad essere consapevoli.

 

È il Tuo punto di partenza per uno stile di vita sano.

 

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Cibo: da Dove Viene?

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È possibile ricostruire il percorso degli alimenti che giornalmente troviamo dentro i supermercati?

 

Entrare nelle grandi catene di distribuzione alimentare è paragonabile ad un viaggio nel mondo.

 

Negli ultimi anni infatti la proposta dei cibi è più varia rispetto a qualche decennio fa: si trovano frutti e ortaggi di origine esotica che prima sconoscevamo e anche il reparto della carne ha imparato ad accogliere tagli e generi che nel passato era impensabile magiare, a meno che non si trattava di un’usanza di quel luogo.

 

Tuttavia è utile fare una constatazione.

 

Quante volte ci chiediamo da dove arriva il cibo che compriamo e mangiamo?

 

Se ci soffermiamo al reparto ortofrutta, la maggior parte dei prodotti che si trova davanti ai nostri occhi ha una provenienza chiara, ovvero non subisce grandi spostamenti o mutazioni.

 

Nello specifico, sia per i prodotti confezionati che per quelli venduti sfusi è obbligatorio evidenziarne le caratteristiche specifiche commerciali (varietà, origine, categoria, eventuali additivi aggiunti e possibile calibro).

 

La provenienza delle arance che troviamo sulle nostre tavole ad esempio è quasi indiscussa poiché il territorio siciliano è il padre degli agrumi.

 

È anche vero che via via le nostre coltivazioni si stanno adattando a tutte le varietà di frutta e verdura del mondo, clima e condizioni territoriali permettendo, così da minimizzare l’importazione degli stessi.

 

Il settore della carne invece è più complesso.

Un animale può nascere in un luogo, essere allevato e macellato in un altro posto e cibato con cereali di chissà quale altra provenienza.

 

E tutti gli altri cibi confezionati che vediamo inondare scaffali dei supermercati, carrelli e credenze casalinghe?

 

Recentemente è nata la buona abitudine di improntare un’indagine su tutti quegli alimenti denominati industriali.

 

Tutelare le nostre scelte motivandole non fa altro che farci acquisire la consapevolezza del “mangiare sano”, di optare cioè per un prodotto del territorio, soprattutto se coltivato in condizioni assolutamente biologiche.

 

Micros crede fortemente in questa filosofia alimentare e ha lo scopo di diffonderla, sia nel campo dello sport che in quello della salute.

 

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La Colazione dello Sportivo!

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Tra i tanti ridondanti ritornelli nel mondo dell’alimentazione e della nutrizione sportiva c’è sicuramente quello che dice: “la colazione è il pasto più importante”.

 

Dato che a noi di Micros non piace fermarci ai luoghi comuni, ma ci piace capire e comprendere cosa ci sia di vero dietro certe affermazioni, andiamo a vedere se realmente la colazione ha un ruolo così importante nella nostra dieta.

 

Primo punto importante da chiarire è che non esistono pasti più importanti di altri, ma che in fin dei conti saranno le calorie totali ed i macronutrienti introdotti in una giornata/settimana a fare la differenza!

 

La colazione non fa eccezione in questo, dato che il cibo introdotto verrà metabolizzato esattamente nello stesso modo in cui è metabolizzato il cibo che mangi a pranzo o nello spuntino pomeridiano.

 

In secondo luogo l’importanza che la colazione può assumere dipende molto dalle abitudini e dallo stile di vita del soggetto: ad esempio alcune persone non sono abituate a fare una colazione abbondante, per cui per questi soggetti un’imposizione di un pasto mattutino non conforme alle loro abitudini potrebbe essere più una fonte di stress che altro.

 

Ora dopo aver messo in prospettiva questo tanto venerato pasto, andiamo a vedere quali vantaggi può offrire ad uno sportivo una colazione bilanciata e come dovrebbe essere composta.

 

Possiamo individuare tre vantaggi importanti che uno sportivo può trarre dall’abitudine di fare una bella colazione abbondante.

 

Primo vantaggio, sicuramente, si ha nella prevenzione degli attacchi di fame che possono cogliere un soggetto nelle ore intermedie della mattina.

 

Infatti, proprio in seguito a questi attacchi di fame, si tende ad introdurre cibi non proprio salutari e che contribuiscono all’aumento del peso, cosa già non positiva in un soggetto “normale”, figuriamoci in uno sportivo.

 

Il secondo vantaggio potrebbe essere quello di riuscire a fornire tutti quei macro e micro nutrienti, il cui fabbisogno di solito risulta aumentato nello sportivo.

 

Proteine, carboidrati, vitamine e minerali non dovrebbero mai mancare nella colazione di uno sportivo, dopo approfondiremo questo punto.

 

Terzo vantaggio, ma non meno importante, lo ha lo sportivo che è abituato ad allenarsi la mattina.

 

In questo caso una nutriente e sana colazione non diventa solo importante ma direi fondamentale!

 

Ora dopo aver visto i vantaggi che potresti avere dall’iniziare la giornata con un pasto bilanciato, andiamo a vedere quali sono i macronutrienti ed i micronutrienti e qualche alimento da cui trarre vantaggio.

 

Innanzitutto, i carboidrati!

 

Sono la benzina dello sportivo e non devono mai mancare nella sua colazione.

 

In questo caso sono da preferire alimenti integrali e nutrienti: avena, fiocchi d’avena, crusca di grano sono alcuni suggerimenti che possiamo darti.

 

Passiamo alle proteine!

 

Il loro fabbisogno è aumentato in uno sportivo quindi perché non sfruttare la colazione come pasto per contribuire a questo necessario surplus.

 

Scegli fonti magre come yogurt greco, skyr o in qualche caso delle proteine in polvere con le quali fare un bel frullato.

 

Per quanto riguarda i micronutrienti, cioè vitamine e minerali, non devi assolutamente trascurali, perché sono il lubrificante per il tuo motore e senza questi prima o poi i pezzi si rompono!

 

Dove prenderli?

 

Frutta e verdura, ovviamente!

Scegli frutta di stagione e utilizzala per condire il tuo yogurt o la tua tazza di porridge con farina d’avena.

 

Quindi la colazione non sarà necessariamente il pasto più importante, ma all’interno di un’alimentazione sana e bilanciata rappresenterà sicuramente un tassello chiave!

 

Sai come si dice: “chi ben comincia è già a metà dell’opera”!

 

Quindi perché non iniziare nel migliore dei modi?!

 

Scopri i nostri SERVIZI DI NUTRIZIONE per migliorare la qualità della tua vita!

 

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Sovrappeso e Obesità: I Nuovi Stili di Vita

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“La gola è uno dei sette peccati capitali” ma ciò non ci autorizza a servirci del cibo per scopi lontani dal concetto puro e semplice di nutrizione.

 

È importante infatti distinguere al giorno d’oggi le persone affette da “malnutrizione” (o “ipernutrizione”, che chiaramente sfocia nel patologico) e quelle che risultano “denutrite” (come accade nei paesi poveri).

 

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) durante l’ultimo Obesity Day (Ottobre 2017) ha ribadito la gravità della situazione in cui si trovano ormai migliaia di persone.

 

3 su 10 sono sovrappeso, 1 su 10 è obeso.

 

Ciò significa che più del 45% della popolazione ha scompensi alimentari che potrebbero versare in altrettanti squilibri salutari.

 

Cosa succede nella patria della “Dieta Mediterranea”?

 

Vengono sovvertiti i parametri nutrizionali e abitudinari che dovrebbero mantenere un organismo in salute.

 

Viene spontaneo pensare che nell’arco di 200 anni, dagli inizi dell’Ottocento ai primi anni 2000, sono state tantissime le scoperte di alimenti nuovi e di trasformazioni alimentari.

 

Non possiamo però affermare che si è trattato sempre di un plusvalore nel settore alimentare!

 

Chi è ancora il protagonista di questa evoluzione/involuzione alimentare?

 

L’essere umano, cioè la sua capacità di scegliere un alimento rispetto ad un altro.

 

A questi fattori si aggiunge anche lo zucchero, che si sa, insieme ai grassi, è un’importante fonte energetica per il nostro organismo.

 

Fin qui sembrerebbe tutto a posto ma un consumo eccessivo di questo elemento non ha di sicuro conseguenze positive.

 

I Fast-food sono in primis coloro che propongono un tipo di alimentazione “veloce e necessaria” che ha rivoluzionato l’idea salutare di “mangiare”.

 

Un corpo che assume più zuccheri di quanto dovrebbe non è in salute anzi è a rischio di molte patologie come il sovrappeso e l’obesità.

 

Quali sono le altre cause che hanno concorso allo sviluppo del sovrappeso e dell’obesità?

 

Gli stili di vita più sedentari, l’avvento della tecnologia che influisce sia sulla sfera lavorativa che sulle scelte individuali, le strategie di marketing e il binomio povertà/ricchezza dei cibi che spesso ci fa scegliere “il più dannoso solo perché più economico”.

 

Micros su questa situazione prende una posizione netta e definita.

Si staglia totalmente contro un’alimentazione insana e nociva, ed è contro anche gli stili di vita sedentari, cioè dove l’inattività fa da padrone.

 

Nessun corpo sta bene se non ha solleciti dal mondo esterno, se non svolge attività fisica e se non mangia sano.

 

Il nostro territorio è la madre di alimenti biologici, energici, salutari, di sterminati campi e di buona carne allevata naturalmente.

 

Vuoi schierarti anche tu dalla parte di Micros?

 

Il nostro staff può aiutarti a prendere consapevolezza e a indirizzarti verso la strada giusta: quella del vivere bene e del mangiare sano.

 

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Dalla Terra alla Tavola. I Sapori dimenticati della nuova Tradizione.

27 Mar 2018 Alimenti

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Ricordi quando, da bambino, vivevi in campagna e con i tuoi nonni ti dedicavi alla raccolta delle primizie dell’orto e ad accudire gli animali.

 

Ricordi il sapore delle verdure, della carne e di tutti i prodotti della fattoria.

 

Li riconosci in questo presente? Sono ancora persistenti?

 

L’arte, o meglio l’usanza della macellazione, è un processo che, molto più spesso di quanto si immagini, non si sa neanche come è sviluppato.

 

Effettivamente, la maggior parte degli utenti che consumano la carne, la comprano dal macellaio di fiducia o nelle grandi catene di distribuzione alimentare.

Già “morto”, confezionato e fermo, immobile, pronto per essere destinato alla degustazione e infine alla digestione.

 

Chiedersi cosa accade nel tragitto tra i campi e il banco frigo è un dovere morale.

 

In un epoca dove tutto è possibile e niente è consentito, questa pratica tende a limitare e a danneggiare le piccole imprese artigianali dove gli allevatori amano tornare alla tradizione.

 

Per il consumatore medio, cosa comporta questo tipo di scelta?

 

Nella tradizione significava credere in una catena alimentare sostenibile, gustare un prodotto dal sapore netto e deciso, di terra e di lavoro.

 

Identificare un animale ad un sapore è una di quelle certezze che via via sta scomparendo.

 

Non siamo più certi di quale sia davvero il gusto di una cosa se, forse, non l’abbiamo mai assaporata veramente.

 

Ancora una volta le verità si sovrappongono ed escludono a vicenda.

 

Un macello all’aria aperta è un concetto altamente morale: è il luogo dove la trasparenza e la garanzia fanno da padrone ad una carne pulita; è la dimensione della tradizione che cerca di resistere ad un presente commerciale.

 

Cos’è la libertà di decidere di acquistare un pollo direttamente nell’azienda in cui ha vissuto?

 

È, o dovrebbe essere, un diritto costituzionale.

 

L’utente sarebbe svincolato da una precostituita e finta scelta libera al supermercato (cibo preconfezionato) e potrebbe andare personalmente a comprare il pollo, le sue uova, gli ortaggi e la frutta nell’azienda dove quell’animale è stato allevato, dove quegli ortaggi sono stati coltivati.

 

Gli italiani, si sa, possono scherzare su tutto, tranne sul cibo.

 

Mangiare responsabilmente vuol dire anche attenzione e cura.

 

Se abbiamo un grande patrimonio da preservare, come gli sterminati campi e le aziende che crescono gli animali in libertà e senza additivi o mangimi chimici, perché non dobbiamo affidarci ad essi?

 

Avremmo a disposizione alimenti sani e controllati, non soggetti a lunghi viaggi che li modificano.

 

Micros lo sa bene e ci tiene a proteggere questa filosofia alimentare proponendo ai suoi clienti una nuova, e allo stesso tempo tradizionale, concezione sana di salute e benessere, fisica e nutritiva.

 

Tu, quanto sei disposto a sapere?

 

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Riscopriamo i Cibi del Nostro Territorio!

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L’appetito vien mangiando” recita un noto proverbio, tuttavia non siamo molto d’accordo con quanto espresso.

 

Al giorno d’oggi con un solo euro si possono comprare: 1200 Kcal di patatine o biscotti, 875 Kcal di bibite gassate ma anche 250 Kcal di carote o 170 Kcal di succo concentrato di frutta.

 

Il nostro atteggiamento nei confronti del cibo è variabile: è come se avessimo uno stomaco dalla forma elastica, che riesce cioè a plasmarsi di fronte alle porzioni che gli vengono sottoposte.

 

La storia dei nostri avi raccoglitori e cacciatori però ci fornisce una giusta spiegazione.

 

Considerando l’incostante possibilità di cibarsi, ogni qual volta si presentava l’occasione di fare una generosa scorpacciata, questi non si tiravano mai indietro.

 

Subentrava così la volontà di tutelarsi in previsione dei periodi di magra.

 

Il “gene risparmiatore” si innesca proprio in questi casi, assicurandosi una quantità di riserve alimentari per i periodi di carestia.

 

A fronte degli anni 2000 la situazione cambia.

 

Nasce il cibo da fast-food: panini, patatine, crocchette di pollo, frullati, tutti pasti super energetici, ricchi cioè di grassi e zuccheri.

 

Poterseli permettere tra l’altro non richiede neanche un dispendio di risorse economiche esagerato come abbiamo detto prima.

 

La catena alimentare li ha resi economici e facilmente reperibili.

 

Si sa, quando c’è cibo a poco prezzo, la gente mangia di più, quindi ingrassa.

 

È solo una questione di leve psicologiche.

 

Ed è proprio l’eccessivo abuso di questi alimenti che può provocare il diabete di tipo II perché il meccanismo che controlla i livelli di glucosio nell’organismo va in tilt.

 

Come sappiamo lo zucchero è la causa scatenante dell’aumento di peso, insieme ad altri fattori genetici o abitudinari, perché si trova ormai in qualsiasi alimento, semplice o complesso (bibite, merendine, ketchup, senape, pane, cereali, hot dog, prosciutto e persino Coca-cola).

 

Per attirare il pubblico infatti, le grandi catene di distribuzione alimentare, come i fast-food, hanno elaborato una strategia di marketing che gioca molto sull’aspetto psicologico della nutrizione.

 

Dopo un’attenta indagine sul comportamento dei consumatori hanno appurato che abbassando leggermente i prezzi e aumentando il formato invogliavano gli utenti finali a spendere di più.

 

Ecco spiegato il supersizing: “l’unica big soluzione” che sazia di più, costa di meno ed evita al consumatore l’imbarazzo di tornare la seconda volta.

 

L’industria alimentare nel corso degli anni ha quindi trovato soluzioni “sempre più raffinate” per venderci una grande quantità di cibo spazzatura a prezzi davvero ridicoli, manipolando i consumatori poco informati e facendogli compiere scelte poco sane.

 

Chi non ha pensato anche per un solo secondo che ci si può saziare di più con una porzione di patatine piuttosto che con un succo di frutta?

 

Il principio della buona alimentazione dovrebbe impedirci anche solo di confrontare le due possibilità.

 

A scapito di un’alimentazione ipercalorica basata su cibi preconfezionati e assemblati da grandi catene di distribuzione, non sarebbe più giusto, per la salute, scegliere i prodotti del nostro territorio?

 

Una terra ricca di preziose materie prime che, con i loro nutrienti, sono in grado di fornirti il giusto apporto di calorie, soddisfacendoti sia in termini di gusto che di benessere.

 

Pensa alle immense distese di agrumeti, di ulivi, alle masserie dove si ritorna alla tradizione casearia, alle più svariate coltivazioni di ortaggi…

 

Noi di Micros crediamo nel territorio e proponiamo sempre ai nostri pazienti dei piani alimentari che rispettano la nostra filosofia di lavoro e di vita.

 

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Benefici del trattamento Elipse (palloncino intragastrico) nell’Obesità con Malattie Reumatiche.

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Non è una questione d’estetica. Né rappresenta soltanto un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, il diabete e diverse forme di tumore.

 

L’obesità, condizione che in Italia riguarda un adulto su dieci (il 5% della popolazione), è oggi considerata un fattore di rischio per diverse malattie reumatiche: come l’artrite reumatoide e l’artrosi.

 

L’obiettivo è rafforzare la prevenzione.

 

Correlazione tra i chili in eccesso e articolazioni dolenti

 

Lo stretto legame tra obesità e malattie infiammatorie articolari è dato dal fatto che è ormai evidente l’associazione tra una maggiore incidenza dell’artrite reumatoide, la malattia cronica articolare più frequente, e l’obesità.

 

Diversi studi hanno dimostrato che i pazienti in sovrappeso e obesi soffrono di una forma di artrite reumatoide più aggressiva e resistente alle terapie, compresi i farmaci biotecnologici.

 

La prevenzione parte dalla tavola

 

È importante sottolineare, però, che l’obesità, essendo uno dei pochi fattori di rischio modificabili, può rappresentare un punto di intervento importante per migliorare la condizione del paziente.

 

Alcuni dati preliminari di studi recenti indicano come un calo ponderale, ottenuto attraverso una dieta controllata da un medico dietologo, può portare a un miglioramento sostanziale della malattia.

 

Chi soffre di artrite reumatoide ed è pure obeso mostra sintomi più gravi e una maggiore disabilità: qualunque sia lo stadio della malattia.

 

E la risposta alle terapie risulta inferiore.

 

Studi recentissimi effettuati dal Team Micros, in pazienti obesi trattati con il Palloncino Intragastrico Elipse, hanno messo in evidenza tra i principali benefici legati alla perdita di peso, la riduzione del dolore strettamente legato all’eccesso ponderale, dei parametri di infiammazione sistemica e del numero di articolazioni dolorose, gonfie e tumefatte, riconducibili alla malattia infiammatoria.

 

Si può concludere che curando l’obesità non si fa solo prevenzione ma terapia curativa.

 

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Non zuccheratevi il cervello: Crea Dipendenza!

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Che connessione esiste tra il nostro cervello e ciò che mangiamo? 

 

Apparentemente nessuna.  Ma fermiamoci un attimo a pensare.

 

Quanti di noi sfruttano il cibo per soddisfare un bisogno?

 

Quanti perché ne sono dipendenti?

 

Nessuna industria alimentare ci informa sulla gravità zuccherina di un dato prodotto. Eppure il commercio è colmo fino all’inverosimile di questi granelli bianchi e felici.

 

Dalla pasta ai dolci, dai succhi di frutta al cioccolato.

 

Ognuno di noi, ogni giorno ne assume in quantità spropositate, anche oltre il limite consentito.

 

La quantità di zucchero presente nel cibo è inimmaginabile, e molto spesso ciò che può apparentemente sembrare sano, nasconde un esercito armato di piccoli stimoli di dipendenza.

 

Cosa accade quindi nel più remoto antro del nostro cervello?

 

Il sistema di ricompensa aumenta il suo funzionamento con l’ingerimento di alimenti ricchi di zucchero provocando nell’individuo una difficile gestione della fame, cioè viene reso difficoltoso lo smettere di mangiare e al contrario viene incentivata la voglia di ricercare cibi molto zuccherati.

 

Comincia quindi un processo di assuefazione da zucchero che diventa difficoltoso da poter gestire, sia per quanto riguarda i bambini che per gli adulti.

 

Basti pensare alle pubblicità che possiamo guardare in televisione. 

 

Una ricerca effettuata dagli scienziati dell’Oregon Research Institute ha appurato come l’attività del cervello umano sia molto più stimolata da immagini che rimandano a situazioni zuccherine, come gli spot pubblicitari o la visione di cibo durante una passeggiata, rispetto a qualsiasi altra figurazione.

 

Ne deriva che, spesso, la causa di questa dipendenza, è la vulnerabilità, tallone d’Achille di molti individui, e non la pigrizia o la sofferenza come spesso abbiamo pensato.

 

L’ossessione nei confronti dello zucchero è stata addirittura considerata come una malattia genetica, come l’asma, e in quanto tale necessità una presa di coscienza da parte di chi ne soffre.

 

Non avremmo mai potuto immaginare che nel 2018, dopo le droghe e l’alcool, anche un semplice alimento come lo zucchero potesse assestarsi tra i principali rischi per la salute dell’uomo.

 

Cosa possiamo fare per mantenerci a debita distanza e condurre una vita sana? 

 

Occorre: l’autorevolezza di riuscire a gestire e controllare le emozioni correlate alla visione del cibo; la fermezza di non lasciarsi sopraffare da fuorvianti pensieri; la voglia di mantenere sano uno stile di vita.

 

Abbi cura di chi sei e di cosa mangi.

 

Un corpo che sta bene si rispecchia in una mente brillante, stimolata dalla positività e libera da ogni presupposto negativo.

 

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Biologico vs Industriale: Come il tempo ha cambiato i profili nutrizionali!

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Affermare che nei nostri geni siano ancora insiti i lasciti degli avi cacciatori e raccoglitori è un concetto fuori discussione.

 

Le convinzioni che ne sono derivate consacrano la supremazia delle usanze agricole tradizionali sui recenti processi di industrializzazione alimentare.

 

Cosa ha comportato questo passaggio? 

 

Apparentemente l’utente finale di un qualsiasi prodotto alimentare non percepisce la differenza tra un pollo allevato “in uno stato di libertà”, come i suoi antenati selvatici, e il suo corrispettivo “moderno” alimentato a granaglie.

 

Nello specifico, la carne, il latte e le uova, ovvero i prodotti di un animale allevato al pascolo risulteranno meno grassi dei prodotti di un animale allevato in maniera intensiva.

 

Il Beta-carotene, la Vitamina E e l’Acido folico, presenti nell’erba verde passano automaticamente nell’animale che se ne ciba e quindi nei prodotti da esso derivati.

 

Di conseguenza si ottiene un alimento meno ricco di grassi saturi.

 

Inoltre è stata riscontrata anche la presenza dell’Acido linoleico coniugato (CLA), un acido grasso molto importante poiché diversi studi hanno attestato la sua azione benefica nei processi di dimagrimento e in quelli preventivi del cancro.

 

Nelle cellule delle piante verdi, che come abbiamo detto prima vengono assimilate dagli animali da pascolo, e che ritroviamo nella carne, nel latte e nelle uova, sono stati trovati anche alti livelli di omega-3, acidi grassi essenziali che risultano fondamentali per lo sviluppo neuronale.

 

Insieme agli omega-3, è utile fare un breve focus anche sugli omega-6, ugualmente utili per il nostro organismo. I primi derivano dalle foglie, i secondi dai semi.

 

L’industrializzazione, mutando la nostra alimentazione, ha mutato anche il rapporto tra questi due acidi che da 1:1 è passato a 1:10.

 

Le conseguenze negative per l’organismo umano, trattandosi nello specifico di un coagulante e di un anticoagulante, riguardano l’apparato cardiovascolare e tutti i relativi rischi.

 

La rivoluzione alimentare quindi ha interessato ogni specie animale. 

 

Anche ai salmoni, oramai quasi tutti da allevamento, viene riscontrata un’alimentazione simile a quella dei bovini, cioè a base di cereali.

 

Se idealmente una carne bianca ha più principi nutritivi di una rossa, questo si deve alla sua dieta e a come è stato allevato.

 

Può quindi succedere il contrario, cioè che un bovino ha più nutrienti di un salmone.

 

Analogamente questo discorso può interessare il senso del gusto.

 

Cosa accade quando assaporiamo un cibo? 

 

Le nostre papille gustative si sono talmente abituate via via ai sapori da non provocare a livello intellettivo quel rimando che dovrebbe far scaturire la curiosità di andare oltre.

 

Sarà sempre più difficile ritrovare il vero sapore di un alimento se questo è costantemente sottoposto a variazioni di natura industriale.

 

E sarà sempre più complicato distinguere il “piacere di mangiare”, cioè la soddisfazione di un bisogno, dal “piacere della tavola”, ovvero il prodotto più alto della nostra civiltà.

 

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L’onnipresenza del mais negli alimenti

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Il mais è, tra pochissimi, l’elemento maggiormente utilizzato nell’industria alimentare: dalle coltivazioni bio, che di bio non hanno granchè, alla preparazione home-made di alcuni piatti, fino al largo impiego nelle famosissime catene mondiali di fast-food.

 

Nello specifico, la dicitura italianizzata di fast-food rimanda al “cibo veloce”, quello che consumi in ogni dove, in un tempo minimo di circa dieci minuti e che non ti lascia in bocca neanche il sapore di quello che hai ordinato, ma che riesce nonostante tutto ad appagare un tuo bisogno.

 

Cosa si nasconde dietro un semplice pranzo nel più comune fast-food?

 

La risposta è nelle immense distese americane di mais, ormai diffuse anche nel territorio siciliano, nelle quali si produce e trasforma la materia prima in ingenti quantità di derivati, rintracciabili nel cibo così come nel carburante delle macchine.

 

Mi spiego meglio.

 

Prendiamo in considerazione i nuggets, comuni bocconcini di pollo fritti liberi dalla costrizione delle posate, e leggiamo la loro composizione.

 

Dei 38 elementi che li costituiscono, 13 derivano direttamente e indirettamente dal granturco (il pollo che viene nutrito col mais; l’amido che funge da legante per la carne; la farina che costituisce la crosta, i conservanti), gli altri invece sono agenti artificiali che in gran parte provengono dalle industrie chimiche (agenti lievitanti e antischiumogeni) e che permettono al cibo stesso di non deteriorarsi nel tempo.

 

Anche le nostre automobili si nutrono di mais, ma sotto forma di etanolo che verrà aggiunto successivamente alla miscela da carburante. Ciò sta a significare che lo smaltimento di questo elemento da parte delle raffinerie rientra negli svariati utilizzi che lo caratterizzano.

 

Inoltre è stata riscontrata la presenza di una particolare sostanza tossica chiamata TBHQ (butilidrochinone terziario), un antiossidante derivato dal petrolio che viene spruzzato sul cibo o sul supporto che lo contiene per salvaguardarne la freschezza a lungo termine.

 

Ciò che sconosciamo è che questa sostanza in quantità maggiori può provocare shock all’organismo umano e in casi estremi anche la morte.

 

Cosa vuol dire questo?

 

L’industria alimentare è riuscita ad oscurare tutti i processi che si trovano dietro la storia e l’assemblaggio dei prodotti, cioè come lavorarli per farli sembrare semplici esiti della cultura e non dalla natura.

 

Quello che l’utente finale si troverà ad assaporare è dunque un alimento che ha un rapporto solo nominale con il concetto più ampio e tradizionale di cibo, che è pura astrazione, cioè l’ideale platonico di una crocchetta di pollo che è in realtà lontana dalla sua vera concretizzazione.

 

Trasformare il mais dunque in oltre 45 diverse voci di un normale menù da fast-food è sicuramente un successo per l’industria alimentare ma non per l’utente medio, che al vero piacere del cibo sostituisce una pura metafora di gusto e nutrienti.

 

Ciò che non sai non può farti male ma ciò che sai può farti stare meglio.

 

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