Programma l’Allenamento Perfetto: Carico Interno e Carico Esterno

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Oggi, tra gli sportivi, il metodo più efficace per controllare i propri allenamenti è uno degli argomenti più gettonati.

 

Tante sono le frasi che mi capita spesso di sentire:

 

“Non uso più la fascia cardio, mi alleno con il potenziometro!”

 

“Oggi durante la gara ho tenuto la frequenza cardiaca a 180 battiti fissi!”

 

“Mi sono allenato con un passo di 4 km/h!”

 

È giusto tenere conto della potenza e non del comportamento cardiaco?

 

È giusto allenarsi controllando l’aspetto metabolico e non il passo della corsa?

 

C’è una cosa da sapere prima di “fare giustizia”: le componenti cardiache, lattacite, polmonari, metaboliche e biochimiche, appartengono a quello che è chiamato CARICO INTERNO.

 

Le componenti che invece misurano un allenamento, tipo la velocità, la distanza percorsa, il passo gara, sono chiamati CARICO ESTERNO.

 

Entrambi sono ottimi sistemi per monitorare l’allenamento, solo che devono essere gestiti in modo consapevole.

 

Vediamo in che modo.

 

Innanzitutto si utilizzano il carico esterno e il carico interno in differenti periodi della programmazione:

 

– in una fase di adattamento generale, lontano dalle gare, utilizzerò il carico interno come riferimento da condizionare.

 

– in una fase speciale, tenderò a far coincidere ad uno stimolo di carico esterno, l’adattamento del carico interno desiderato.

 

– in fase specifica, in prossimità delle gare, farò affidamento solo al carico esterno.

 

Ovviamente, utilizzare per tutti lo stesso carico esterno è un rischio non sottovalutabile, dato che non possiamo conoscere a priori quali effetti provocherà sul nostro sistema biologico: si rischia di avere uno stimolo che per alcuni non è allenante, per alcuni lo è, e per alcuni è super allenante.

 

La cosa migliore da fare è: sapere esattamente che il carico interno ed esterno coesistono all’interno del nostro sistema biologico e da lì partire con una programmazione dell’allenamento mirata e cosciente.

 

Il Team Micros ti aiuta a scoprire i tuoi punti di forza e ti sostiene nel tuo cammino di benessere sportivo.

 

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Sfida Te Stesso e Vinci. 3 Test per Superare i tuoi Limiti.

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Chi è il tuo peggiore avversario?

 

Sembrerebbe una domanda normalissima, forse un po’ banale, eppure non è scontata perché rispondere con coscienza e consapevolezza può cambiare la tua prospettiva sull’atteggiamento e sulla strategia da adottare per avere i migliori risultati nello sport.

 

Se la risposta è “il primo della classifica” non stai facendo altro che puntare l’asticella al top con il rischio di allenarti in maniera anche spropositata e con un conseguente “nulla di fatto”.

 

Perché?

 

Non stai valutando a fondo né le tue reali capacità, né come poterle sfruttare per superare te stesso.

 

Pensaci.

 

La tua performance non è il risultato dell’obiettivo che ti sei prefissato, ma il superamento dei tuoi stessi limiti per poterlo raggiungere.

 

Il tuo peggior avversario non è il primo della classe, sei Tu Stesso!

 

Fa tutta la differenza del mondo!

 

Qualsiasi cosa tu voglia fare, da vincere una 10 km, una gran-fondo o semplicemente un incontro, hai bisogno di scoprire i tuoi limiti, trovare la strategia migliore per superarli e, solo dopo, avere una chance di raggiungere i primi della classe.

 

Non sai come iniziare?

Ecco 3 test che possono aiutarti a valutare i tuoi punti di miglioramento.

 

Test della composizione corporea

 

Quanto pesa la tua “auto da corsa”? Quanto pesa il “telaio”?

 

L’analisi della composizione corporea ci permette di capire quanto il tuo peso corporeo è supportato in % da grasso e da muscolo (anche nei singoli distretti corporei).

Due atleti dello stesso peso ma con % di massa grassa differente non saranno prestanti alla stessa maniera.

 

Test del VO2Max + Test del Lattato

 

Quant’è la cilindrata del tuo “motore”?

Quant’è la sua capacità di consumare “carburante”?

Quant’è la sua resistenza all’usura?

 

La calorimetria indiretta è un test che ci consente di conoscere la quantità massima di ossigeno che il muscolo riesce ad estrapolare dal sangue sotto sforzo per produrre energia (VO2max).

 

E’ come la cilindrata di un’auto ed è un parametro importante ai fini della performance ma, se non associato ad altri principi, si rivela fuorviante.

 

Un motore da 1600 cc non è detto che sia più performante di uno da 1300 cc, questo accade perché è la loro reale capacità a bruciare carburante che fa la differenza.

Non solo, più è alta la sua resistenza all’usura (soglia del lattato), più a lungo durerà la sua gara!

 

Il Team Micros propone questi test ai suoi clienti affinchè trovino la giusta motivazione e gli strumenti per ottenere risultati sempre migliori di quelli che normalmente raggiungono senza conoscere il proprio corpo.

 

Ora hai la consapevolezza, gli strumenti e la voglia di distinguerti.

 

Cambia il tuo Io in questo 2018.

 

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Conoscere per Sapere: Scienza o Illusione?

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Hai un dubbio o una curiosità che ti attanaglia da tempo e non sai dove informarti?

 

Come ti comporti? Quali sono le fonti che alla fine scegli?

 

La Scienza o i Media?

 

È un discorso al quale non diamo molta importanza a causa dei mezzi d’informazione dai quali siamo circondati, senza considerare la fiducia che riponiamo con estrema facilità a tutto ciò che leggiamo o ascoltiamo.

 

La questione è molto delicata e decidere di dare per certo la prima cosa a cui ci approcciamo, può rivelarsi pericoloso!

 

“Fai tutto il possibile per evitare di ingannare te stesso pensando che qualcosa fosse vera quando non lo è realmente, o viceversa”. (Neil Tyson)

 

Questa è una delle frasi che dovremmo sempre tenere a mente quando ci troviamo di fronte ad un articolo, soprattutto sulla salute.

 

Il metodo scientifico sta alla base di tutti i risultati ottenuti all’interno di uno studio.

 

“Conducete degli esperimenti per testare la vostra ipotesi e dategli valore in proporzione alla solidità delle vostre prove”. (Galileo Galilei)

 

La scienza scopre le verità oggettive.

 

La stampa, invece, trae in inganno il pubblico mettendo in risalto un documento scientifico appena pubblicato e spacciandolo per “verità assoluta“, magari indicando l’eccellente curriculum accademico degli autori.

 

Quante volte hai letto articoli che consigliavano di non mangiare determinati alimenti per poi asserire l’opposto la settimana dopo?

 

Immagino già la risposta! La nostra Scienza applicata allo Sport ne subisce giornalmente le ripercussioni!

 

Ma come è possibile? Perché tutti questi studi scientifici si contraddicono a vicenda?

 

Prima di discuterne, dobbiamo capire cos’è la Scienza e come funziona.

 

I risultati di ogni singolo studio sono dipendenti da come è stato progettato, dalla tipologia di persone scelte (sedentari, atleti, obesi, normopeso, uomo, donna), dalle condizioni ambientali testate, dal momento della giornata in cui il test è svolto, dall’alimentazione dei soggetti, e così via.

 

È ovvio che due studi, per essere confrontati, devono soddisfare gli stessi fattori.

 

Uno studio effettuato in provetta, non necessariamente funzionerà anche per il nostro organismo.

 

Una scoperta sui soggetti patologici non avrà la stessa validità su quelli sani.

 

Un tipo di allenamento validato per gli atleti d’elite, non sarà sicuramente efficace anche per gli amatori.

 

La stampa solitamente non ha la pazienza di capire tutti questi fattori, quindi l’interpretazione è spesso affrettata.

 

Questo rappresenta un vero e proprio disservizio per il lettore.

 

Tradurre la scienza in raccomandazioni pratiche è fondamentale ma non dovremmo mai farlo sulla base di uno studio singolo.

 

Quando diamo un consiglio dobbiamo innanzitutto capire con precisione a chi è riferito!

 

Ad esempio, la creatina potrebbe essere un buon integratore ma funzionerà in condizioni molto specifiche e per individui con obiettivi definiti.

 

Per gli altri atleti in condizioni diverse e con obiettivi differenti, assumere creatina “fai da te” potrebbe comportare risvolti negativi!

 

So a cosa stai pensando: è un lavoro molto complesso, impossibile da fare per te che non sei addetto ai lavori. Ma c’è sempre una soluzione a tutto.

 

Continua pure a leggere e ad informarti, è sempre utile, ma chiedi sempre conferma al professionista di fiducia!

 

Micros è affidabile perché: il nostro staff studia con attenzione le ultime pubblicazioni scientifiche affinché chi si affida al nostro metodo, e quindi all’indiscutibile verità della scienza, è fortemente difeso dalla disinformazione che si propaga giornalmente su internet e sui media.

 

Se vuoi affidare la tua salute e la tua passione per lo sport ad una equipe competente e seria,la tua scelta non può essere che MICROS!

 

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Vincere è un affare di Memorie!

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Vincere è un risultato finale, un risultato che arriva quando attiviamo una perfetta connessione tra 2 tipi diversi di memoria: la Memoria Conscia (MC) e la Memoria Inconscia procedurale (MI).

 

La MC mi dice quello che devo fare, so quello che devo fare e come devo farlo alla perfezione per avere il mio miglior risultato possibile.
La MI mi porta a farlo in maniera automatica, e a farlo in quella maniera così eccellente.

 

Quindi, grazie alla nostra memoria conscia, sappiamo perfettamente cosa fare, come tirare, che azioni o che gesto atletico compiere.
Conosciamo forse quasi perfettamente la tecnica che dobbiamo usare.
Ciò che occorre è poi implementare una pratica procedurale quanto più possibile automatica: cioè imparare a compiere le relative azioni, o giocate, in maniera procedurale, inconsapevole e ottimale.

 

È come quando abbiamo imparato a guidare: inizialmente era uno sforzo cognitivo tenere a mente ogni azione da compiere, oggi lo facciamo inconsapevolmente senza più pensarci.

 

Giocare al top e vincere vuol dire insomma imparare a chiedere al nostro inconscio di fornirgli le esperienze automatiche giuste, le memorie procedurali giuste per fare al top ciò che abbiamo provato mille volte.

 

Facile a dirsi: il fatto è che ciò non sempre riesce perché emozioni, ansia o stress si frappongono alla comunicazione tra le due memorie.

 

Possiamo sapere alla perfezione ciò che va fatto, ma non è detto che poi sappiamo farlo al massimo se non siamo in grado di tenere a bada influenze esterne ed interne.

 

Coloro che vincono spesso sono atleti dal carattere forte e spregiudicato, che non si fanno immobilizzare dalle emozioni o dalle paure, ma che spinti dalla voglia di fare o di eccellere vanno avanti con determinazione.
Hanno una comunicazione diretta tra MC e MI senza dubbi, senza se e senza ma.
A comando, fanno seguire risposta.

 

È possibile allenare questo processo di comunicazione tra MC e MI perché si svolga nella maniera più diretta e veloce possibile?
Certamente sì!

 

L’Allenamento pratico, sul campo, non deve certo mancare, ma a questo oggi è fondamentale aggiungere un Allenamento di tipo mentale: Training mentale, Visualizzazioni mentali, addestramento del Dialogo interno, ecc… sono alcuni degli strumenti utili a fornire alla MI un bagaglio cui attingere.

 

L’Allenamento mentale ti fornirà esperienze perfette e precise, a ridotto contenuto di interferenze, in cui saprai e farai perfettamente ciò che devi fare!

 

Il bello è che più lo sperimenti, meglio riuscirai ad eseguirlo!
Con risultati crescenti.

 

Se vuoi saperne di più, chiedici come fare.

Buon Allenamento!

 

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Una catena è forte tanto quanto il suo anello più debole!

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Ogni giorno ci rapportiamo con qualcuno che sta seguendo un determinato tipo di allenamento o che acquista prodotti d’integrazione suggeriti dal “buon senso” o dal marketing.

 

Ogni giorno ci rapportiamo con qualcuno che ha mollato il piano alimentare a causa del mancato risultato o di una sopraggiunta fase di stallo.

 

Ogni giorno mi rapporto con qualcuno cercando di spiegare che “una catena è forte tanto quanto il suo anello più debole”.

 

Una frase dal significato molto profondo. Cosa significa?

 

Ognuno di noi può avere tutti gli obiettivi di questo mondo, impegnarsi a fondo per raggiungerli, ma se qualcosa non è efficace il risultato non arriverà mai.

 

La figura del Medico, del resto non è nata a caso.

 

È stata concepita per testare e capire cosa c’è alla base di ogni condizione fisiologica, trovare l’anello debole da sistemare e strutturare un piano d’azione.

 

Non esiste l’allenamento miracoloso o la dieta perfetta, esiste solo ciò che è giusto per te.

 

Mi spiego meglio. Se inizio ad andare in bici o a correre con l’obiettivo di dimagrire o di portare a termine una maratona, molto probabilmente non ce la farò.

 

Per quale motivo?

 

Anche se leggo, ascolto, corro, in realtà non so da dove partire, non mi conosco!

 

I meccanismi alla base del dimagrimento sono dettati dal metabolismo, e quest’ultimo è gestito da una serie di organi strettamente correlati tra loro.

 

Se ho un problema asintomatico al fegato, come ad esempio il fegato grasso, posso correre 20 ore al giorno e non dimagrire mai.

Una volta sistemato e riattivato il fegato, potrò pensare di procedere col secondo step.

 

Il dimagrimento è solo la conseguenza.

 

Stesso discorso vale per la performance.

 

Non potrò mai correre una maratona se non conosco il mio stato fisiologico.

Magari ho una bici da 10.000 euro e un abbigliamento super, ma un metabolismo “fuori servizio”.

 

Questo anello debole prenderà inevitabilmente il sopravvento indebolendo a sua volta tutta la catena!

 

Un check-up strutturato in maniera dettagliata e degli appositi test da laboratorio, sono alla base del tuo successo, qualsiasi cosa significhi per te.

 

Perché ricorda: una miriade di buoni propositi, di allenamenti ed obiettivi moltiplicati per zero, faranno sempre zero!

 

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Ferma l’Asma prima che fermi Te! L’importanza della Spirometria durante la visita Medico Sportiva

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Una buona funzione respiratoria dipende dall’integrità delle strutture e dal corretto funzionamento dei complessi meccanismi fisiologici, i quali permettono un regolare apporto di ossigeno ai tessuti, compresi i muscoli.

 

L’ossigeno è un elemento essenziale per tutte le strutture periferiche perché fa sì che il metabolismo si orienti verso l’utilizzo fisiologico delle sostanze energetiche alimentari introdotte.

 

In sua assenza il nostro organismo andrebbe incontro al metabolismo anaerobico con una conseguente acidosi lattica, un esaurimento muscolare più rapido e una sensazione di fatica.

 

Una valida funzione respiratoria è alla base di una buona qualità di vita e permette di effettuare regolarmente l’esercizio fisico, che a sua volta induce delle modificazioni di adattamento a beneficio di strutture ed apparati, compreso quello respiratorio.

 

Gli adattamenti specifici del polmone allo sport sono: riduzione delle resistenze vascolari dei muscoli in attività; adeguamento della risposta cardiaca; redistribuzione del flusso ematico; termodispersione; modificazione della ventilazione.

Durante la visita medico sportiva, effettuare una spirometria basale permette una valutazione della funzione respiratoria che può portare al sospetto di asma da esercizio fisico, utile per essere poi approfondito con test specifici (spirometria da sforzo, test di broncoreversibilità).

 

L’asma comporta un’ostruzione transitoria dei bronchi, espressione di un’iperreattività bronchiale non specifica stimolata dall’esercizio, che si verifica in genere entro il quarto d’ora successivo ad un esercizio fisico submassimale (con impegno del 70% della massima capacità aerobica).

 

Purtroppo è molto più frequente di quanto venga comunemente diagnosticata: 70-80% dei soggetti asmatici (23% sogg. con asma episodico,33% asma freq.,75% asma cronico); 40% dei rinitici; 10,3% dei soggetti senza storia di asma.

 

I fattori che influenzano la comparsa e l’aggravamento dell’asma da esercizio fisico sono: il tipo di attività fisica; il grado di iperventilazione; le condizioni ambientali (temperatura, umidità, carica allergenica); le recenti flogosi delle vie aeree.

 

Tuttavia esistono alcuni meccanismi di prevenzione non farmacologici:

 

  • Insegnare ai ragazzi tecniche di respirazione con il naso durante l’attività sportiva, tali da evitare il broncospasmo causato dall’aria fredda e secca;

 

  • Praticare sport al chiuso o all’aperto in giornate miti ed umide, o in alternativa consigliare l’uso di un filtro per l’aria fredda (es. sciarpa);

 

  • Effettuare un periodo di preriscaldamento prolungato (almeno 10 minuti) anche se non particolarmente intenso con un andamento intermittente che non superi il 70-80% della capacità massimale così da aumentare progressivamente;

 

  • Una dieta costituita da alimenti con ridotte quantità di sale, ricchi di vitamine, antiossidanti ed acidi grassi omega-3 può ridurne la comparsa e la severità come dimostrato da recenti studi.

 

È infine importante scegliere uno sport adeguato in base alla gravità dell’asma ed alle esigenze del bambino e della sua famiglia.

 

Tra le attività comunemente consigliate vi sono, in ordine dal più basso rischio asmogeno: nuoto ed altre attività acquatiche (kayak, canoa), sci di fondo, ginnastica, scherma e sport di squadra (volley, basket, pallamano, hockey, calcio).

 

Tra le attività più asmogene, quindi sconsigliate, ricordiamo invece corsa libera e ciclismo.

 

La pratica sportiva del bambino e dell’adolescente con asma va incoraggiata poiché ritenuta fondamentale per un adeguato piano di gestione globale.

Non solo è utile per la crescita e l’equilibrio psico-sociale del soggetto ma è anche un buon supporto per il controllo della malattia e per il miglioramento della compliance terapeutica.

 

Se non riconosciuta ed adeguatamente trattata l’asma da esercizio fisico può essere la causa dell’allontanamento di molti bambini dallo sport con conseguenze sulla loro qualità di vita futura e ripercussioni socio-psicologiche.

 

Fermala, prima che fermi tuo figlio!

 

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Qualità o quantità: come conviene allenarsi?

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“Oggi mi sono allenato 4 ore, sono soddisfatto!”

È una delle frasi che, da ormai 10 anni, ascolto più frequentemente nei laboratori di Fisiologia dello Sport.

 

Con dispiacere ho notato che questa affermazione è pronunciata con un velo di orgoglio e soddisfazione.

Questo accade perché nella nostra mente viene automaticamente veicolato il messaggio che “più fai, più ottieni”.

 

Non sempre ciò corrisponde a verità.

 

Ciò che non sappiamo è che ogni atleta ha una relazione dose/effetto strettamente personale.

 

Un determinato stimolo allenante (assicurandoci che lo sia realmente) richiederà un tempo specifico per essere assorbito, e che, una serie di singoli stimoli allenanti cumulati, renderanno il sistema corpo pronto ad affrontare sfide più dure in un altro determinato tempo. Ognuno con il suo.

 

Il rapporto dose/effetto, senza che questo sia stato determinato, viene quindi molto spesso sovrastimato, portando gli utenti a pensare che “più ti alleni, meglio è”.

 

Il denominatore comune di quanto osservato è la quantità dell’allenamento, cioè ciò che risponde alla domanda “Allenarsi tanto o poco?”

 

Se ti dicessi che, in base al tempo che abbiamo a disposizione per allenarci e migliorare la nostra performance, possiamo impattare positivamente del 100% gestendo la qualità del lavoro svolto in quel tempo?

 

Quello che realmente conta è dare al nostro sistema biologico una giusta dose per un’esposizione che faccia rendere al massimo i nostri sforzi, lavorare cioè sulla qualità del tempo che abbiamo a disposizione.

 

Come? Ecco tre semplici passi da seguire.

 

  1. attraverso dei testi di valutazione funzionale sarà possibile: misurare il funzionamento e le necessità fisiologiche, biomeccaniche e bioenergetiche del corpo in base allo sport che pratichi, e il rapporto dose/effetto di ogni stimolo allenante.

 

  1. Seguire una programmazione fedele ai risultati dei test svolti lavorando sulle reali necessità del proprio corpo tali da potergli garantire un allenamento e un riposo cosciente e misurato.

 

  1. Controllare i tuoi allenamenti con sistemi in grado di monitorare quantità e qualità del lavoro: gps, cardiofrequenzimetri, potenziometri, altimetri, barometri, tutti strumenti utili a rispettare la programmazione e le proprie esigenze.

 

Per raggiungere i tuoi obiettivi, scegli sempre la qualità, non la quantità!

 

Il tuo Fisiologo dello Sport può aiutarti a svolgere un’attività calibrata alle tue possibilità, non sbagliare!

 

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I limiti esistono…solo nella mente!

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Hai mai visto il video della formica che non riesce ad uscire dal cerchio disegnato a penna?

 

E’ un classico esempio di limite.

 

La loro straordinaria bellezza risiede semplicemente nell’effettiva diversa natura. Esistono infatti limiti oggettivi e limiti soggettivi.

 

In altre parole: “è un limite” o “è un mio limite”? 

 

Dietro questo quesito, che evidenzia una sottilissima ma sostanziale differenza, si nasconde anche uno dei maggiori dilemmi della Scienza dello sport.

 

Cosa rappresenta realmente un limite alla mia performance? La mente o il corpo?

 

Da sempre si pensa che la percezione della fatica sia strettamente relazionata al carburante presente all’interno delle nostre cellule muscolari.

 

Il loro consumo estremo ci impedirebbe, su input del cervello, di proseguire la nostra corsa obbligandoci a fermarci.

 

Negli ultimi anni invece, Samuele Marcora, uno dei più importanti esponenti dello studio di questo fenomeno, ci mostra che, sebbene questo fosse vero, c’è dell’altro.

 

Il suo obiettivo è quello di far capire come fare a proseguire la propria performance nonostante il cervello suggerisca di fermarci.

 

Crede dunque che dietro la percezione della fatica ci sia un fattore prettamente psicologico.

 

Per supportare a pieno questa teoria, sono stati svolti degli esperimenti.  

 

Sono stati convocati alcuni giocatori di rugby e li hanno sottoposti a degli scatti di 5 secondi appena prima e subito dopo aver effettuato un test a resistenza costante.

 

La loro capacità di produrre 700 watt di differenza tra l’ultimo scatto e la fine del test di resistenza (quindi già in stato di potenziale sfinimento) dimostra che il limite è più soggettivo che oggettivo. 

 

Questo esito aprirebbe scenari importanti qualora riuscissimo ad allenare la mente e a percepire meno la fatica a livello psicologico.

 

In definitiva, nello sport, come nella vita, esistono molti limiti soggettivi che possono essere oltrepassati uscendo semplicemente dalla nostra area di comfort o allenandoci con tecniche psicologiche ben precise.

 

I test di laboratorio associati a delle tecniche ad hoc, possono davvero creare un margine differenziale importante tra te e i tuoi avversari, non sottovalutarli!

 

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L’importanza dello sport nei bambini!

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Si pensa erroneamente che si possa iniziare uno sport in età scolare, in realtà anche i bambini piccoli necessitano di movimento quotidiano.

 

Il principale consiglio per i genitori è di farli divertire senza l’aspettativa di farli diventare dei “fuoriclasse”.

 

Lattanti (0-1 anno)

 

I bambini in questa fascia di età vanno incoraggiati al movimento ed all’esplorazione dell’ambiente circostante, è consigliabile dall’età di 4-5 mesi porli su un tappeto standogli accanto, stimolando vista, tatto ed udito ciò consente di valutare le capacità neuro-motorie.

 

Attività consigliate: tentativi di afferrare giocattoli, rotolare e strisciare sul pavimento.

 

Prima infanzia (1- 3 anni) 

 

In questa età il bambino dovrebbe svolgere almeno 3 ore di movimento al giorno ;un corso di pre -atletica per esempio permetterà al bambino di giocare, muoversi liberamente e correre, in tal modo avrà migliorato lo sviluppo motorio e la coordinazione.

 

Attività consigliate nel quotidiano: salire le scale, limitare l’uso del passeggino, giocare all’aperto.

 

Seconda infanzia (maggiore di 4 anni)

 

A questa età possiamo indirizzarlo verso uno sport più strutturato; il bambino imita tutto ciò che vede, se i genitori sono attivi e praticano uno sport, molto probabilmente farà più movimento e manterrà questa sana abitudine anche da adulto.

 

Attraverso lo sport il bambino socializza e veicola la propria energia verso un obiettivo comune nel caso di uno sport di squadra.

 

Attività consigliate: gioco all’aperto, nuoto, corsa, danza, tennis, calcio.

 

Un aspetto fondamentale dell’attività fisica è l’idratazione: l’acqua è la bevanda per eccellenza.

 

La valutazione delle abitudini alimentari dovrebbe essere effettuata almeno una volta l’anno, sia nel bambino che nell’adolescente, per rilevare eventuali errori dovuti ad eccessi o carenze.

 

Un aspetto rilevante è una corretta ripartizione degli alimenti durante la giornata, ovvero cinque pasti con la seguente distribuzione calorica : 15% colazione, 5% spuntino, 40% pranzo, 10% merenda, 30% cena, evitando così prolungati periodi di digiuno.

 

Saper coinvolgere il bambino nei lavori domestici o nelle attività all’aperto, come una passeggiata al mare o in montagna, permettono al piccolo di esplorare l’ambiente circostante, muoversi liberamente, stimolare le proprietà percettive, olfattive ed uditive con importanti implicazioni di ordine fisico, psicologico ed educativo: il movimento è salute.

 

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Sport: Come farlo diventare un piacere?

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A nessuno piace fare qualcosa esclusivamente per obbligo, e quando un’attività diventa una costrizione, il piacere di farla sparisce.

 

Spesso anche lo Sport ricade in questa distorsione: dobbiamo andare in palestra, dobbiamo fare tutte quelle serie, dobbiamo arrivare a quel peso…

 

Lo sport per prima cosa dovrebbe esser un piacere, un gioco sano, positivo, sfidante al punto giusto.

 

Alzare troppo l’asticella degli obiettivi o dello sforzo vuol dire ancorarsi ad emozioni negative, a sensazioni di affaticamento eccessivo e di sforzo; al contrario tenerla troppo bassa vuol dire provare noia, indifferenza, demotivazione.

 

Il senso della sfida e del cambiamento è piacevole quando sta nella via di mezzo tra la zona di Comfort e la zona di Panico: in una zona che potremmo definire di Scomfort, o Sfida. Qualcosa di non troppo noioso e familiare, ma neppure eccessivamente difficoltoso da buttarci in uno stato di panico o di frustrazione.

 

Allora, per acquisire lentamente il piacere e l’abitudine di fare uno sport, quello che puoi fare è:

  1. Inizia trovando un’attività che reputi interessante, piacevole o giocosa secondo i tuoi gusti (non perché te lo dicono altri o ci vanno tutti i tuoi amici);
  2. Pratica con gradualità, ascoltando le urla del tuo corpo quando ti invia segnali di eccessivo affaticamento;
  3. Sfidati da solo: trova delle piccole azioni che puoi fare per andare oltre il limite che già raggiungi, in modo da alzare l’asticella ogni tanto, gradualmente, da solo. Ad esempio, se hai ultimato le serie di esercizi che stavi facendo, prova a farne altri 10 ancora per mettere alla prova il tuo limite; o se hai finito le vasche di nuoto, prova a farne un’altra ancora e vedere come ti senti.

 

Per il resto, ricordati che le più comuni attività per alimentare il benessere e combattere lo stress quotidiano sono lo sport (o qualunque attività motoria), gli hobby (passioni o attività di distrazione per la mente) e il rilassamento (dalla meditazione alle attività di mental training)!

 

Per saperne di più non hai che da chiedere!

 

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