Più performanti in… “SIXSECONDS”

Sai che l’Intelligenza emotiva predice il 55% della nostra Performance Individuale?

 

Ecco perché ti proponiamo il quarto Test, dopo quelli di Fisiologia dello Sport, che farà la differenza con la persona che conta di più nelle tue sfide: Te stesso!

 

Il Test di Intelligenza emotiva di Sixseconds, SEI AV/YV, psicometricamente validato e disponibile in 18 lingue diverse, è uno degli strumenti scientifici più all’avanguardia  al mondo per la misurazione dell’Intelligenza emotiva, secondo il modello Sixseconds.

 

Perché è importante?

Più della metà della nostra Efficacia personale dipende dalle competenze Emotive. Non solo, questi studi ci riferiscono dettagli ancora più significativi dicendoci, ad esempio, che avere buoni livelli di Intelligenza Emotiva e quindi di performance significa anche avere ottimi livelli di Efficacia (51.4%), Relazioni (28.6%), Qualità di Vita (38.8%), Benessere (16.9%).

 

Come si può usare?

 

Il SEI è adatto a percorsi di coaching, training e mental training, selezione e crescita personale e professionale. Focalizzato su competenze da sviluppare ed applicare, il test è stato costruito sulla base di dati sperimentali con particolare attenzione allo sviluppo pratico.

 

Disponibile nella versione Adulti (AV) e Adolescenti (YV) per le finalità:

 

  • SPORT: il training fisico, per essere realmente efficace e significativo per il miglioramento della performance, deve essere affiancato ad un training emotivo. Il coach lavorerà quindi ponendo moltissima attenzione agli aspetti emotivi delle squadre e più in specifico dei loro atleti.

 

Il questionario SEI offre quindi supporto alla preparazione di atleti e (se integrato con un coaching individuale o di gruppo) e rappresenta una vero e proprio “attrezzo” di allenamento, innovativo e altamente orientato alla prestazione.

 

  • FORMAZIONE: per strutturare percorsi di sviluppo professionale su tematiche come Leadership, People Management, Gestione dello stress, Gestione delle emozioni.

 

SELEZIONE: per integrare il profilo dei candidati con misurazioni legate alle competenze emotive così da individuare i profili “emotivamente più intelligenti” alle posizioni ricercate. L’Intelligenza Emotiva predice il 55% della performance individuale; inoltre si è rilevato che determinate competenze sono direttamente collegate al successo raggiunto in specifiche attività. Ad esempio, l’ottimismo è un predittore molto importante del successo nella vendita in settori come quello assicurativo (Seligman 1993). In altre attività, il successo è collegato con fattori specifici quali la conoscenza di se stessi, l’empatia, la capacità di navigare le emozioni (Goleman 1999, Salovey 2002, BarOn 2003).

 

Sara Di Tommasi

Performance Coach

Assessor Certificato EQAC-E, Sixseconds

 

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Emozioni in gioco: se le conosci, le domini!

Emozioni negative prima e durante una performance: cosa fare?

 

Se è vero che un’emozione rappresenta il nostro motore, l’energia che ci mette in moto, è anche vero che può rappresentare esattamente l’opposto: il nostro peggior nemico interiore.

Ecco perché non possiamo affrontare una competizione importante, una sfida, o anche un periodo di allenamenti intensi senza prestare la giusta attenzione alle emozioni che ci pervadono.

 

Emozioni negative prima e durante una gara possono portare a importanti cali nella prestazione.

Tutto ne risente: il dialogo interno (le cose che ti dici da solo), il rapporto con i tuoi più stretti vicini (allenatori, compagni, o per i giovanissimi, i genitori), l’immagine di Te.

 

Come fare allora per dominare un’emozione che inizia a diventare negativa? O che si presenta all’improvviso e ci destabilizza? O ci provoca un netto calo di concentrazione ed energia?

 

Iniziamo dall’ABC, nel senso vero: iniziamo dal suo nome. Impariamo che le emozioni hanno un nome.

 

Segui questi passaggi quando sei in un momento tranquillo: ricordati di un episodio particolarmente negativo a livello emozionale e scrivi le tue risposte.

 

  1. Come si chiama l’emozione che provi? Definiscila con il nome giusto: è Paura? Ansia? Rabbia? Frustrazione? E cos’altro?

Spesso le emozioni non si presentano in maniera pura, ma ognuna nasconde qualcos’altro, e qualcos’altro. Chiediti cosa stai provando esattamente fino a che non sei sicuro che sia tutto.

 

  1. Ora chiediti cosa sta sentendo il tuo corpo: dove la localizzi, cosa provi, quali sintomi la caratterizzano?

 

  1. Infine: come cambia il tuo modo di pensare? Cosa ti dici? Cosa pensi? Come pensi, diversamente dai momenti buoni?

 

  1. Ora guardati dentro e osserva come cambia la tua reazione se inizi ad avere consapevolezza di tutte queste cose.
  2. Infine, guardati dall’esterno, distaccato più possibile, e chiediti cosa vedi: come ti appare questa persona in preda a quell’emozione indomita? Quanto ti piaci?

 

Registra con cura tutte le risposte a questi passaggi: rappresentano la prima tappa per iniziare a gestirsi emotivamente!

 

E se hai domande, chiedimi pure! Sono a tua disposizione 😉

 

Sara

 

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Gestione del Periodo Gare? Basta Incubi!

Tempo di lettura: 3 minuti

 

La primavera, nella quasi totalità degli sport praticati outdoor, coincide con l’inizio del calendario gare, che terminerà a fine estate.

 

Il periodo di preparazione è ormai alle spalle e seguiranno competizioni settimana dopo settimana.

 

Questo, da sempre, è motivo di crisi per atleti e allenatori, che si trovano a gestire una situazione assai complicata e purtroppo soggetta a mille variabili.

 

Iniziamo con il dire che, durante il periodo di competizioni, gli atleti sono soggetti a stress mentale che non hanno in altri momenti dell’anno. Ciò può influenzare negativamente il rendimento se non viene gestito in modo ideale.

 

Inoltre, la sfida per gli esperti del settore è sempre stata quella di tenere un performance level elevato per tutti i mesi che attraversa un periodo di competizione.

 

Si può essere in forma per 6 mesi?

 

Cosa fa un atleta quando ha finito di competere la domenica e dopo sette giorni ha un’altra gara?

 

E se ha giocato venerdì, lunedì può ricominciare?

 

Posso fare tutte le gare/tornei che ci sono da qui a fine estate?

 

Tutte queste domande trovano risposta nel mondo delle sport science dove, grazie alla conoscenza del sistema corpo, si gestisce l’altezza su esigenze specifiche personali, programmando carichi e scarichi allenanti, cicli di raccordo o agonistici, riposi mirati e tanto altro, senza lasciare nulla al caso.

 

Durante il periodo gare (ciclo agonistico), è fondamentale ricordare diverse cose:

 

  • Il focus è ormai sulla componente specifica (gara, simulazioni gara o frazioni gara);
  • La componente condizionale va richiamata sempre (idealmente a metà settimana), altrimenti si corre il rischio di abbassare la capacità di performance;
  • Bisogna dare al corpo un equilibrio psicofisico ideale, senza sovraccaricare ne scaricare il sistema;
  • Individuate le gare/tornei più importanti in modo da avere dei riferimenti sulla programmazione;
  • Siate flessibili, pronti a cambiare in corsa per tenere fede ai vostri obiettivi.

 

Idealmente, possiamo dividere la settimana in tre grandi blocchi, tutto questo idealmente e senza intoppi:

 

  • Lun/mar: giornate di scarico e rigenerazione.
  • Mer/gio: giornate di richiamo atletico/simulazioni gara.
  • Ven/sab: giornate di riscarico con focus su tecnica e gestione gara.

 

Quanto è delicato gestire questo periodo? Molto.

 

Per questo motivo Noi di Micros siamo a vostra disposizione per rispondere a tutte le domande e curiosità sul mondo dello sport, e per aiutarvi a gestire i vostri sacrifici.

 

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Focus e Programmazione: Facciamo Chiarezza!

Tempo di lettura: 2 minuti

 

Le programmazioni sportive sono sempre complicate da gestire e la maggior parte delle volte risultano di una confusione disarmante.

 

Questo è dovuto al numero davvero elevato di eventi da programmare e successivamente gestire nel corso di un anno.

 

Per semplificare il lavoro, cerchiamo di fare chiarezza sulla nomenclatura e sui focus da tenere durante una programmazione:

 

  • Lavoro di carico generale: sta a indicare un lavoro atletico che ha come scopo il condizionamento del corpo ai fini fisiologici/biomeccanici/bioenergetici, e sulle capacità che non sono parte integrante del modello prestativo.

 

  • Lavoro di carico speciale: sta a indicare un lavoro atletico che ha come scopo il condizionamento del corpo ai fini fisiologici/biomeccanici/bioenergetici, sulle capacità che sono parte integrante del modello prestativo. Questo avviene sempre successivamente al lavoro generale, che si va automaticamente ad escludere.

 

  • Lavoro di carico specifico: ha come scopo l’affinamento della tecnica/tattica sportiva e consiste nella simulazione di gare o frazioni di gare. In questo periodo si esclude il focus sul condizionamento che va appena richiamato.

 

  • Lavoro di scarico: serve a rigenerare il corpo da un periodo di stress o da un ciclo di gare. Può essere usato a scopo preventivo o rigenerativo. Chiaramente, non si sovrappone a altri lavori.

 

Questa schematizzazione, semplice e più sottile di molte altre, sicuramente aiuterà a capire e gestire meglio la programmazione di un atleta.

 

Vuoi scoprire come incastrare tutto?

 

Noi di Micros siamo qui per questo!

Il nostro Team è specializzato per accompagnarti in questo percorso e aiutarti a compiere i giusti passi per concepire la migliore programmazione mantenendo il tuo focus sempre al massimo.

 

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Tecnologia: Sfruttiamola al Meglio nello Sport!

Tempo di lettura: 3 minuti

 

L’argomento di oggi è molto delicato, nonché attualissimo anche in campo di sport e benessere.

 

Perché questa distinzione?

Il mondo ormai viaggia alla velocità della luce soprattutto nel campo delle tecnologie avanzate e dell’intelligenza artificiale.

 

Nello sport, siamo noi al servizio delle tecnologie o viceversa?

 

Si stima che la tecnologia dei dispositivi indossabili per lo sport (Wearable device) sia un’industria da 6 miliardi di dollari, e che probabilmente continuerà a crescere rapidamente.

 

Per gli atleti e le persone dello staff impegnati nello sport d’élite, questo può essere sia un aiuto che un ostacolo quando si cerca di massimizzare le prestazioni dell’atleta.

 

La maggior parte è d’accordo sul fatto che la tecnologia, come il monitoraggio della frequenza cardiaca o il GPS, ha reso la scienza dello sport molto avanzata, fornendo preziose informazioni per il miglioramento delle prestazioni e nella riduzione del rischio d’infortunio.

 

Tuttavia, con il crescente accesso alla tecnologia e con le aziende che hanno l’opportunità di guadagnare una notevole quantità di denaro, è importante vedere realmente le cose come stanno.

 

Per esempio, molti device stimano la qualità del sonno ma gli algoritmi che li governano non sono ancora resi pubblici, quindi non convalidati.

Rischiamo allora di affidarci completamente, e senza repliche, ad una tecnologia che ha sicuramente dei margini di miglioramento importanti ma non ancora affidabili al 100%.

Gli sportivi e le loro performance sono infatti molto suscettibili alle sovrastime o alle sottostime.

 

Quando le aziende commercializzano i device, usano particolari strategie come grafica accattivante (testimonianze, influencer, grafici e dati) che sembrano essere stati sottoposti ad analisi scientifiche approfondite.

 

Attenzione! Non stiamo facendo di tutta l’erba un fascio: ci sono prodotti presenti sul mercato ormai da anni che rappresentano degli strumenti utilissimi e soprattutto validi, parliamo di prodotti che ormai tutti conosciamo come Polar, Garmin, ecc.

 

La tecnologia ha un grande potenziale d’impatto positivo sulla società e, nel nostro caso, sugli sportivi.

Dobbiamo solo essere consapevoli su quali informazioni considerare valide e affidabili e quali no, ma soprattutto conoscere la percentuale di errore di ogni singolo device.

 

Sono informazioni difficili da analizzare e solo un professionista può, ad oggi, integrarle e valutare le più significative.

 

Non cadiamo nell’errore di essere al servizio della tecnologia, lasciamo che sia ancora lei ad essere al nostro servizio!

 

Micros non si sottrae alla tecnologia ma cerca di studiarla e sfruttarla al meglio.

Scegli il professionista che, insieme alle sue competenze, può rappresentare un valore aggiunto nel tuo percorso sportivo!

 

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Emozioni e Successo: un Binomio Perfetto!

Tempo di lettura: 3 minuti

 

Sai che l’Intelligenza emotiva predice il 55% della nostra Performance Individuale?

 

Ecco perché ti proponiamo il quarto Test, dopo quelli di Fisiologia dello Sport, che farà la differenza con la persona che conta di più nelle tue sfide: Te stesso!

 

Il Test di Intelligenza emotiva di Sixseconds, SEI AV/YV, psicometricamente validato e disponibile in 18 lingue diverse, è uno degli strumenti scientifici più all’avanguardia al mondo per la misurazione dell’Intelligenza Emotiva.

 

Perché è importante?

 

Più della metà della nostra Efficacia Personale dipende dalle Competenze Emotive.

Non solo, questi studi ci riferiscono dettagli ancora più significativi dicendoci, ad esempio, che avere buoni livelli di Intelligenza Emotiva e quindi di performance significa anche avere ottimi livelli di Efficacia (51.4%), Relazioni (28.6%), Qualità di Vita (38.8%) e Benessere (16.9%).

 

Come si può usare?

 

Il SEI è adatto a percorsi di Coaching, Training e Mental Training, selezione e crescita personale e professionale.

Focalizzato su competenze da sviluppare ed applicare, il Test è stato costruito sulla base di dati sperimentali con particolare attenzione allo sviluppo pratico.

 

Disponibile nella versione Adulti (AV) e Adolescenti (YV) per le finalità:

 

  • SPORT: il training fisico, per essere realmente efficace e significativo per il miglioramento della performance, deve essere affiancato ad un training emotivo. Il coach lavorerà quindi ponendo moltissima attenzione agli aspetti emotivi delle squadre e più in specifico dei loro atleti. Il questionario SEI offre quindi supporto alla preparazione di atleti e (se integrato con un coaching individuale o di gruppo) e rappresenta una vero e proprio “attrezzo” di allenamento, innovativo e altamente orientato alla prestazione.

 

  • FORMAZIONE: per strutturare percorsi di sviluppo professionale su tematiche come Leadership, People Management, Gestione dello stress, Gestione delle emozioni.

 

  • SELEZIONE: per integrare il profilo dei candidati con misurazioni legate alle competenze emotive così da individuare i profili “emotivamente più intelligenti” alle posizioni ricercate. L’Intelligenza Emotiva predice il 55% della performance individuale; inoltre si è rilevato che determinate competenze sono direttamente collegate al successo raggiunto in specifiche attività. Ad esempio, l’ottimismo è un predittore molto importante del successo nella vendita in settori come quello assicurativo (Seligman 1993). In altre attività, il successo è collegato con fattori specifici quali la conoscenza di se stessi, l’empatia, la capacità di navigare le emozioni (Goleman 1999, Salovey 2002, BarOn 2003).

 

Alla Micros selezioniamo il meglio per aiutarti a riuscire nelle tue imprese!

Chiedici come fare!

 

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Vuoi la Massima Resa Sportiva? Fai “Running Economy!”

Tempo di lettura: 3 minuti

 

“Ci siamo tutti? Le valigie sono state caricate?”

 

Queste sono domande e preoccupazioni tipiche di una mamma pronta alla partenza!

 

Di contro, l’uomo è maggiormente dedito a valutare altri aspetti come il planning del viaggio, l’efficienza dell’auto e soprattutto il piano delle spese da affrontare… è vero?

 

Un aspetto importante da tenere in considerazione è sempre quello relativo al carburante.

 

Quanta benzina ci vorrà per raggiungere la meta e tornare alla base?

Quanto è il consumo medio della mia auto?

 

Queste stesse domande, se le dovrebbe porre qualsiasi sportivo, professionista o semplice amatore.

 

Perché?

 

Per essere vincenti e superare i nostri limiti dobbiamo essere “economici”.

 

Come già detto, il concetto di “running economy” è analogo al risparmio di carburante della tua auto (quantità di carburante necessaria a percorrere una certa distanza).

 

Ma di quale “combustibile” stiamo parlando?

 

Esistono due opzioni di base per spiegare la “running economy”.

 

Puoi chiederti: “per correre un miglio, quanto ossigeno devo consegnare ai miei muscoli?”

 

Oppure puoi chiederti: “per correre un miglio, di quante calorie necessito?”

 

In teoria una risposta vale l’altra perché l’ossigeno consumato dai muscoli viene utilizzato nella reazione che converte le calorie degli alimenti in movimento.

Dunque è ormai una certezza che più strada percorri, più calorie bruci, anche ci sono casi in cui, nonostante percorri diverse miglia, il consumo d’ossigeno rimane costante.

 

Quindi entra in gioco il terzo fattore: il rapporto degli scambi respiratori che rappresenta il rapporto, soprattutto, tra carboidrati e grassi bruciati per produrre energia.

 

In altre parole, più acceleri più brucerai energia proveniente dai carboidrati.

 

Siccome i carboidrati non necessitano di ossigeno (Glicolisi anaerobica) per produrre energia, si spiega quanto detto in precedenza, cioè che nonostante aumentino le miglia percorse, a basse intensità il consumo di ossigeno non cambia.

Inoltre, contrariamente alla credenza popolare, si bruciano più calorie quando si va più forte.

 

In definitiva, il punto è che durante la performance, bisogna cercare di avere un’alta resa col minor dispendio energetico possibile.

 

Il consiglio pratico quindi è di conoscere la propria “running economy”, analizzabile solo presso un laboratorio dello sport.

 

Nel centro Micros è possibile, grazie ad uno staff competente, eseguire dei test per conoscere il funzionamento del proprio corpo, riconoscere i limiti e trasformarli in evidenti punti di forza.

 

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Programma l’Allenamento Perfetto: Carico Interno e Carico Esterno

Tempo di lettura: 3 minuti

 

Oggi, tra gli sportivi, il metodo più efficace per controllare i propri allenamenti è uno degli argomenti più gettonati.

 

Tante sono le frasi che mi capita spesso di sentire:

 

“Non uso più la fascia cardio, mi alleno con il potenziometro!”

 

“Oggi durante la gara ho tenuto la frequenza cardiaca a 180 battiti fissi!”

 

“Mi sono allenato con un passo di 4 km/h!”

 

È giusto tenere conto della potenza e non del comportamento cardiaco?

 

È giusto allenarsi controllando l’aspetto metabolico e non il passo della corsa?

 

C’è una cosa da sapere prima di “fare giustizia”: le componenti cardiache, lattacite, polmonari, metaboliche e biochimiche, appartengono a quello che è chiamato CARICO INTERNO.

 

Le componenti che invece misurano un allenamento, tipo la velocità, la distanza percorsa, il passo gara, sono chiamati CARICO ESTERNO.

 

Entrambi sono ottimi sistemi per monitorare l’allenamento, solo che devono essere gestiti in modo consapevole.

 

Vediamo in che modo.

 

Innanzitutto si utilizzano il carico esterno e il carico interno in differenti periodi della programmazione:

 

– in una fase di adattamento generale, lontano dalle gare, utilizzerò il carico interno come riferimento da condizionare.

 

– in una fase speciale, tenderò a far coincidere ad uno stimolo di carico esterno, l’adattamento del carico interno desiderato.

 

– in fase specifica, in prossimità delle gare, farò affidamento solo al carico esterno.

 

Ovviamente, utilizzare per tutti lo stesso carico esterno è un rischio non sottovalutabile, dato che non possiamo conoscere a priori quali effetti provocherà sul nostro sistema biologico: si rischia di avere uno stimolo che per alcuni non è allenante, per alcuni lo è, e per alcuni è super allenante.

 

La cosa migliore da fare è: sapere esattamente che il carico interno ed esterno coesistono all’interno del nostro sistema biologico e da lì partire con una programmazione dell’allenamento mirata e cosciente.

 

Il Team Micros ti aiuta a scoprire i tuoi punti di forza e ti sostiene nel tuo cammino di benessere sportivo.

 

Se vuoi conoscere i nostri servizi sulla Fisiologia dello Sport CLICCA QUI

 

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Sfida Te Stesso e Vinci. 3 Test per Superare i tuoi Limiti.

Tempo di lettura: 3 minuti

 

Chi è il tuo peggiore avversario?

 

Sembrerebbe una domanda normalissima, forse un po’ banale, eppure non è scontata perché rispondere con coscienza e consapevolezza può cambiare la tua prospettiva sull’atteggiamento e sulla strategia da adottare per avere i migliori risultati nello sport.

 

Se la risposta è “il primo della classifica” non stai facendo altro che puntare l’asticella al top con il rischio di allenarti in maniera anche spropositata e con un conseguente “nulla di fatto”.

 

Perché?

 

Non stai valutando a fondo né le tue reali capacità, né come poterle sfruttare per superare te stesso.

 

Pensaci.

 

La tua performance non è il risultato dell’obiettivo che ti sei prefissato, ma il superamento dei tuoi stessi limiti per poterlo raggiungere.

 

Il tuo peggior avversario non è il primo della classe, sei Tu Stesso!

 

Fa tutta la differenza del mondo!

 

Qualsiasi cosa tu voglia fare, da vincere una 10 km, una gran-fondo o semplicemente un incontro, hai bisogno di scoprire i tuoi limiti, trovare la strategia migliore per superarli e, solo dopo, avere una chance di raggiungere i primi della classe.

 

Non sai come iniziare?

Ecco 3 test che possono aiutarti a valutare i tuoi punti di miglioramento.

 

Test della composizione corporea

 

Quanto pesa la tua “auto da corsa”? Quanto pesa il “telaio”?

 

L’analisi della composizione corporea ci permette di capire quanto il tuo peso corporeo è supportato in % da grasso e da muscolo (anche nei singoli distretti corporei).

Due atleti dello stesso peso ma con % di massa grassa differente non saranno prestanti alla stessa maniera.

 

Test del VO2Max + Test del Lattato

 

Quant’è la cilindrata del tuo “motore”?

Quant’è la sua capacità di consumare “carburante”?

Quant’è la sua resistenza all’usura?

 

La calorimetria indiretta è un test che ci consente di conoscere la quantità massima di ossigeno che il muscolo riesce ad estrapolare dal sangue sotto sforzo per produrre energia (VO2max).

 

E’ come la cilindrata di un’auto ed è un parametro importante ai fini della performance ma, se non associato ad altri principi, si rivela fuorviante.

 

Un motore da 1600 cc non è detto che sia più performante di uno da 1300 cc, questo accade perché è la loro reale capacità a bruciare carburante che fa la differenza.

Non solo, più è alta la sua resistenza all’usura (soglia del lattato), più a lungo durerà la sua gara!

 

Il Team Micros propone questi test ai suoi clienti affinchè trovino la giusta motivazione e gli strumenti per ottenere risultati sempre migliori di quelli che normalmente raggiungono senza conoscere il proprio corpo.

 

Ora hai la consapevolezza, gli strumenti e la voglia di distinguerti.

 

Cambia il tuo Io in questo 2018.

 

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Vincere è un affare di Memorie!

Tempo di lettura: 2 minuti

 

Vincere è un risultato finale, un risultato che arriva quando attiviamo una perfetta connessione tra 2 tipi diversi di memoria: la Memoria Conscia (MC) e la Memoria Inconscia procedurale (MI).

 

La MC mi dice quello che devo fare, so quello che devo fare e come devo farlo alla perfezione per avere il mio miglior risultato possibile.
La MI mi porta a farlo in maniera automatica, e a farlo in quella maniera così eccellente.

 

Quindi, grazie alla nostra memoria conscia, sappiamo perfettamente cosa fare, come tirare, che azioni o che gesto atletico compiere.
Conosciamo forse quasi perfettamente la tecnica che dobbiamo usare.
Ciò che occorre è poi implementare una pratica procedurale quanto più possibile automatica: cioè imparare a compiere le relative azioni, o giocate, in maniera procedurale, inconsapevole e ottimale.

 

È come quando abbiamo imparato a guidare: inizialmente era uno sforzo cognitivo tenere a mente ogni azione da compiere, oggi lo facciamo inconsapevolmente senza più pensarci.

 

Giocare al top e vincere vuol dire insomma imparare a chiedere al nostro inconscio di fornirgli le esperienze automatiche giuste, le memorie procedurali giuste per fare al top ciò che abbiamo provato mille volte.

 

Facile a dirsi: il fatto è che ciò non sempre riesce perché emozioni, ansia o stress si frappongono alla comunicazione tra le due memorie.

 

Possiamo sapere alla perfezione ciò che va fatto, ma non è detto che poi sappiamo farlo al massimo se non siamo in grado di tenere a bada influenze esterne ed interne.

 

Coloro che vincono spesso sono atleti dal carattere forte e spregiudicato, che non si fanno immobilizzare dalle emozioni o dalle paure, ma che spinti dalla voglia di fare o di eccellere vanno avanti con determinazione.
Hanno una comunicazione diretta tra MC e MI senza dubbi, senza se e senza ma.
A comando, fanno seguire risposta.

 

È possibile allenare questo processo di comunicazione tra MC e MI perché si svolga nella maniera più diretta e veloce possibile?
Certamente sì!

 

L’Allenamento pratico, sul campo, non deve certo mancare, ma a questo oggi è fondamentale aggiungere un Allenamento di tipo mentale: Training mentale, Visualizzazioni mentali, addestramento del Dialogo interno, ecc… sono alcuni degli strumenti utili a fornire alla MI un bagaglio cui attingere.

 

L’Allenamento mentale ti fornirà esperienze perfette e precise, a ridotto contenuto di interferenze, in cui saprai e farai perfettamente ciò che devi fare!

 

Il bello è che più lo sperimenti, meglio riuscirai ad eseguirlo!
Con risultati crescenti.

 

Se vuoi saperne di più, chiedici come fare.

Buon Allenamento!

 

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