Il caffè allunga la vita! Si! No! “Boh”!

Il Dr Rosa dice che ho la bile un po’ densa ultimamente, e come se non bastasse, i fattori di rischio per il mio fegato, aumentano vertiginosamente soprattutto nel week-end!!!

 

Dovrei prepararmi a due giorni di potenziale relax, ed invece, eccomi qua! Altro week-end, altra bile!

 

Ore 7, svolgo la mia sessione mattutina di spionaggio Facebook, e trovo un articolo che ha già ottenuto trilioni di commenti, like e condivisioni…

 

Bere caffè allunga la vita

 

Senza voler entrare nel merito dei blog, anche di un certo calibro (il che mi lascia abbastanza basito), mi chiedo come possano essere pubblicati articoli fondati un po’ sulla scienza e un po’ sul nulla!

 

Si, perché scrivere un articolo, in cui si traggono conclusioni assolutistiche (senza alcuna competenza in analisi scientifica) mi sembra un po’ un azzardo, infatti il danno non tarda ad arrivare!

 

A quale danno mi riferisco? Per spiegarlo in parole semplici mi affido ad Evan Williams, fondatore di Twitter che l’anno scorso esordì dicendo…

 

Credevo che il mondo sarebbe diventato automaticamente un luogo migliore, una volta che chiunque fosse stato in grado di parlare liberamente e scambiare informazioni e idee… Me ne sono pentito!!!

 

Anche un “Amen” calzerebbe a pennello!

 

Penserai… “Ma se Caio, che ha un certa autorevolezza, pubblica un articolo del genere, perché mai non dovrei crederci?”

 

Giusto, infatti non è richiesto che 7 miliardi di individui al mondo comprendano la scienza, basterebbe solo esserne consapevoli ed evitare di divulgare o consigliare ad amici e parenti in assenza di fondate certezze! Visto? Problema risolto!

 

Comunque, torniamo al caffè che salverà il mondo.

 

Lo studio in questione è “Coffee Drinking and Mortality in 10 European Countries: A Multinational Cohort Study”, lo trovi a questo link https://bit.ly/2AK56b6

 

Si tratta di uno studio effettuato su 500.000 persone sane in tutta Europa, in cui è stato analizzato se il consumo di caffè, nell’arco di 16 anni, fosse associato a tutte le cause, o a cause specifiche di morte (Cardiache e Metaboliche)

 

Bene!

 

Analizziamo quindi il tipo di studio effettuato, si tratta di un COHORT STUDY, significa uno studio effettuato su un gruppo di persone che condividono una caratteristica (Bevitori di caffè, Non bevitori di caffè).

 

Ci si è basati sull’analisi di alcuni valori ematici valutando, quindi, una sorta di incidenza epidemiologica. Infatti, tali studi, sono considerati quelli che forniscono risultati sostanzialmente affidabili nell’epidemiologia “OSSERVATIVA” (Fonte Wikipedia).

 

Per avere dei risultati più concreti, si dovrebbe effettuare uno studio “gerarchicamente” superiore, uno studio randomizzato controllato (Per saperne di più: https://bit.ly/2HwvSLe )

 

Infatti, senza perderci in ulteriori chiacchiere o tecnicismi, il limite dello studio in questione salta subito all’occhio nelle conclusioni

 

Reverse causality may have biased the findings

 

Significa “Causalità inverse hanno potuto influenzare i risultati”, che in filippino vuol dire:

 

  • E se alcuni, pur bevendo caffè, svolgevano uno stile di vita attivo e un’alimentazione sana?
  • E se alcuni, pur NON bevendo caffè, svolgevano uno stile di vita pessimo, predisponendosi a fattori di rischio e decessi?

 

Nessuno lo sa, perché non sono stati presi in considerazione situazioni simili (essenziali a mio avviso, non credi?), ci si è solamente basati sull’aspettativa di vita tra chi beveva e chi non beveva caffè, that’s it!

 

Tra le citazione di questo studio, inoltre, figurano altri studi che hanno cercato di valutare l’incidenza dell’assunzione del caffè in determinate patologie

 

Ecco un esempio:

  • Studio: Assunzione di caffè per la cura della steatosi Epatica ( https://bit.ly/2Fl49HC )
  • Conclusione: In conclusion, our study suggests that coffee intake was not associated with any lower oddsfor hepatic steatosis in either non-alcoholic or alcoholic forms
  • Traduzione: In conclusione, il nostro studio suggerisce che il consumo di caffè non è associato ad una diminuzione della steatosi epatica alcolica e non-alcolica

 

Dunque, il caffè allunga la vita?

 

Si, No, Non si sa! Fin quando non verranno effettuati studi scientifici di una certa caratura, o comunque delle revisioni (o meta analisi) della letteratura di riferimento, non è possibile stabilire se ci troviamo dinnanzi all’elisir di lunga vita. Inoltre, la medicina, è una scienza dalle 1000 sfaccettature (Per dire mille).

 

Almeno posso berlo?

 

Certo che si! Previo stop del medico, il classico caffè al giorno puoi assumerlo senza problemi, goditelo con amici/che, fidanzato/a, parenti, insomma con chi vuoi, ma pensare di arrivare a 150 anni……………………………

 

Andrea Romeo

Dalla Terra alla Tavola. I Sapori dimenticati della nuova Tradizione.

27 Mar 2018 Alimenti

Tempo di lettura: 3 minuti

 

Ricordi quando, da bambino, vivevi in campagna e con i tuoi nonni ti dedicavi alla raccolta delle primizie dell’orto e ad accudire gli animali.

 

Ricordi il sapore delle verdure, della carne e di tutti i prodotti della fattoria.

 

Li riconosci in questo presente? Sono ancora persistenti?

 

L’arte, o meglio l’usanza della macellazione, è un processo che, molto più spesso di quanto si immagini, non si sa neanche come è sviluppato.

 

Effettivamente, la maggior parte degli utenti che consumano la carne, la comprano dal macellaio di fiducia o nelle grandi catene di distribuzione alimentare.

Già “morto”, confezionato e fermo, immobile, pronto per essere destinato alla degustazione e infine alla digestione.

 

Chiedersi cosa accade nel tragitto tra i campi e il banco frigo è un dovere morale.

 

In un epoca dove tutto è possibile e niente è consentito, questa pratica tende a limitare e a danneggiare le piccole imprese artigianali dove gli allevatori amano tornare alla tradizione.

 

Per il consumatore medio, cosa comporta questo tipo di scelta?

 

Nella tradizione significava credere in una catena alimentare sostenibile, gustare un prodotto dal sapore netto e deciso, di terra e di lavoro.

 

Identificare un animale ad un sapore è una di quelle certezze che via via sta scomparendo.

 

Non siamo più certi di quale sia davvero il gusto di una cosa se, forse, non l’abbiamo mai assaporata veramente.

 

Ancora una volta le verità si sovrappongono ed escludono a vicenda.

 

Un macello all’aria aperta è un concetto altamente morale: è il luogo dove la trasparenza e la garanzia fanno da padrone ad una carne pulita; è la dimensione della tradizione che cerca di resistere ad un presente commerciale.

 

Cos’è la libertà di decidere di acquistare un pollo direttamente nell’azienda in cui ha vissuto?

 

È, o dovrebbe essere, un diritto costituzionale.

 

L’utente sarebbe svincolato da una precostituita e finta scelta libera al supermercato (cibo preconfezionato) e potrebbe andare personalmente a comprare il pollo, le sue uova, gli ortaggi e la frutta nell’azienda dove quell’animale è stato allevato, dove quegli ortaggi sono stati coltivati.

 

Gli italiani, si sa, possono scherzare su tutto, tranne sul cibo.

 

Mangiare responsabilmente vuol dire anche attenzione e cura.

 

Se abbiamo un grande patrimonio da preservare, come gli sterminati campi e le aziende che crescono gli animali in libertà e senza additivi o mangimi chimici, perché non dobbiamo affidarci ad essi?

 

Avremmo a disposizione alimenti sani e controllati, non soggetti a lunghi viaggi che li modificano.

 

Micros lo sa bene e ci tiene a proteggere questa filosofia alimentare proponendo ai suoi clienti una nuova, e allo stesso tempo tradizionale, concezione sana di salute e benessere, fisica e nutritiva.

 

Tu, quanto sei disposto a sapere?

 

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Riscopriamo i Cibi del Nostro Territorio!

Tempo di lettura: 3 minuti

 

L’appetito vien mangiando” recita un noto proverbio, tuttavia non siamo molto d’accordo con quanto espresso.

 

Al giorno d’oggi con un solo euro si possono comprare: 1200 Kcal di patatine o biscotti, 875 Kcal di bibite gassate ma anche 250 Kcal di carote o 170 Kcal di succo concentrato di frutta.

 

Il nostro atteggiamento nei confronti del cibo è variabile: è come se avessimo uno stomaco dalla forma elastica, che riesce cioè a plasmarsi di fronte alle porzioni che gli vengono sottoposte.

 

La storia dei nostri avi raccoglitori e cacciatori però ci fornisce una giusta spiegazione.

 

Considerando l’incostante possibilità di cibarsi, ogni qual volta si presentava l’occasione di fare una generosa scorpacciata, questi non si tiravano mai indietro.

 

Subentrava così la volontà di tutelarsi in previsione dei periodi di magra.

 

Il “gene risparmiatore” si innesca proprio in questi casi, assicurandosi una quantità di riserve alimentari per i periodi di carestia.

 

A fronte degli anni 2000 la situazione cambia.

 

Nasce il cibo da fast-food: panini, patatine, crocchette di pollo, frullati, tutti pasti super energetici, ricchi cioè di grassi e zuccheri.

 

Poterseli permettere tra l’altro non richiede neanche un dispendio di risorse economiche esagerato come abbiamo detto prima.

 

La catena alimentare li ha resi economici e facilmente reperibili.

 

Si sa, quando c’è cibo a poco prezzo, la gente mangia di più, quindi ingrassa.

 

È solo una questione di leve psicologiche.

 

Ed è proprio l’eccessivo abuso di questi alimenti che può provocare il diabete di tipo II perché il meccanismo che controlla i livelli di glucosio nell’organismo va in tilt.

 

Come sappiamo lo zucchero è la causa scatenante dell’aumento di peso, insieme ad altri fattori genetici o abitudinari, perché si trova ormai in qualsiasi alimento, semplice o complesso (bibite, merendine, ketchup, senape, pane, cereali, hot dog, prosciutto e persino Coca-cola).

 

Per attirare il pubblico infatti, le grandi catene di distribuzione alimentare, come i fast-food, hanno elaborato una strategia di marketing che gioca molto sull’aspetto psicologico della nutrizione.

 

Dopo un’attenta indagine sul comportamento dei consumatori hanno appurato che abbassando leggermente i prezzi e aumentando il formato invogliavano gli utenti finali a spendere di più.

 

Ecco spiegato il supersizing: “l’unica big soluzione” che sazia di più, costa di meno ed evita al consumatore l’imbarazzo di tornare la seconda volta.

 

L’industria alimentare nel corso degli anni ha quindi trovato soluzioni “sempre più raffinate” per venderci una grande quantità di cibo spazzatura a prezzi davvero ridicoli, manipolando i consumatori poco informati e facendogli compiere scelte poco sane.

 

Chi non ha pensato anche per un solo secondo che ci si può saziare di più con una porzione di patatine piuttosto che con un succo di frutta?

 

Il principio della buona alimentazione dovrebbe impedirci anche solo di confrontare le due possibilità.

 

A scapito di un’alimentazione ipercalorica basata su cibi preconfezionati e assemblati da grandi catene di distribuzione, non sarebbe più giusto, per la salute, scegliere i prodotti del nostro territorio?

 

Una terra ricca di preziose materie prime che, con i loro nutrienti, sono in grado di fornirti il giusto apporto di calorie, soddisfacendoti sia in termini di gusto che di benessere.

 

Pensa alle immense distese di agrumeti, di ulivi, alle masserie dove si ritorna alla tradizione casearia, alle più svariate coltivazioni di ortaggi…

 

Noi di Micros crediamo nel territorio e proponiamo sempre ai nostri pazienti dei piani alimentari che rispettano la nostra filosofia di lavoro e di vita.

 

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L’onnipresenza del mais negli alimenti

Tempo di lettura: 2 minuti

 

Il mais è, tra pochissimi, l’elemento maggiormente utilizzato nell’industria alimentare: dalle coltivazioni bio, che di bio non hanno granchè, alla preparazione home-made di alcuni piatti, fino al largo impiego nelle famosissime catene mondiali di fast-food.

 

Nello specifico, la dicitura italianizzata di fast-food rimanda al “cibo veloce”, quello che consumi in ogni dove, in un tempo minimo di circa dieci minuti e che non ti lascia in bocca neanche il sapore di quello che hai ordinato, ma che riesce nonostante tutto ad appagare un tuo bisogno.

 

Cosa si nasconde dietro un semplice pranzo nel più comune fast-food?

 

La risposta è nelle immense distese americane di mais, ormai diffuse anche nel territorio siciliano, nelle quali si produce e trasforma la materia prima in ingenti quantità di derivati, rintracciabili nel cibo così come nel carburante delle macchine.

 

Mi spiego meglio.

 

Prendiamo in considerazione i nuggets, comuni bocconcini di pollo fritti liberi dalla costrizione delle posate, e leggiamo la loro composizione.

 

Dei 38 elementi che li costituiscono, 13 derivano direttamente e indirettamente dal granturco (il pollo che viene nutrito col mais; l’amido che funge da legante per la carne; la farina che costituisce la crosta, i conservanti), gli altri invece sono agenti artificiali che in gran parte provengono dalle industrie chimiche (agenti lievitanti e antischiumogeni) e che permettono al cibo stesso di non deteriorarsi nel tempo.

 

Anche le nostre automobili si nutrono di mais, ma sotto forma di etanolo che verrà aggiunto successivamente alla miscela da carburante. Ciò sta a significare che lo smaltimento di questo elemento da parte delle raffinerie rientra negli svariati utilizzi che lo caratterizzano.

 

Inoltre è stata riscontrata la presenza di una particolare sostanza tossica chiamata TBHQ (butilidrochinone terziario), un antiossidante derivato dal petrolio che viene spruzzato sul cibo o sul supporto che lo contiene per salvaguardarne la freschezza a lungo termine.

 

Ciò che sconosciamo è che questa sostanza in quantità maggiori può provocare shock all’organismo umano e in casi estremi anche la morte.

 

Cosa vuol dire questo?

 

L’industria alimentare è riuscita ad oscurare tutti i processi che si trovano dietro la storia e l’assemblaggio dei prodotti, cioè come lavorarli per farli sembrare semplici esiti della cultura e non dalla natura.

 

Quello che l’utente finale si troverà ad assaporare è dunque un alimento che ha un rapporto solo nominale con il concetto più ampio e tradizionale di cibo, che è pura astrazione, cioè l’ideale platonico di una crocchetta di pollo che è in realtà lontana dalla sua vera concretizzazione.

 

Trasformare il mais dunque in oltre 45 diverse voci di un normale menù da fast-food è sicuramente un successo per l’industria alimentare ma non per l’utente medio, che al vero piacere del cibo sostituisce una pura metafora di gusto e nutrienti.

 

Ciò che non sai non può farti male ma ciò che sai può farti stare meglio.

 

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LEGUMI: I tuoi migliori alleati!

In questo breve articolo andremo a scoprire perché i legumi possono essere i tuoi migliori alleati, se il tuo obbiettivo è dimagrire!

Partiamo dalle caratteristiche principali a livello nutrizionale.

Prima di tutto questi piccoli semini fanno tutti parte della famiglia delle Leguminose e sono caratterizzate tutte da un notevole apporto proteico, rispetto agli altri vegetali.

Una percentuale minima di 15% fino ad arrivare addirittura ad un buon 37% nella soia è costituito da proteine.

Diciamo che come percentuale proteica siamo al pari della carne.

Le proteine, tuttavia, sono di qualità inferiore, essendo carenti di due amminoacidi solforati, la metionina e la cisteina.

Per questo abbinarli con i cereali risulta ideale per avere un apporto amminoacidico completo.

I carboidrati rappresentano circa il 50% e sono costituiti prevalentemente da amido di ottima qualità.

I grassi sono davvero bassissimi.

Le fibre sono molte, quasi il 15%.

Sono poi molto ricchi di vitamine del gruppo B e minerali, come fosforo, potassio e magnesio.

Date queste caratteristiche quali sono i vantaggi principali che si possono avere introducendoli nella tua dieta? 

  • Ottima fonte di proteine di origine vegetale, quindi un’ottima alternativa alla carne ed ai grassi che con se porta
  • Ottima fonte di fibra, che avrà un ottimo effetto sulla salute della tua flora intestinale, fondamentale per perdere correttamente peso
  • Ottimo potere saziante, grazie alla presenza della fibra ed alla capacità di espandere le pareti dello stomaco, dando subito la sensazione di sazietà.

In questo modo introdurrai meno calorie restando tuttavia soddisfatto!

I fastidiosi problemi di meteorismo causati dai legumi son dovuti alla fermentazione di alcuni zuccheri che questi contengono.

Per evitare questo devi far abituare il tuo intestino: quindi introducili gradualmente, partendo magari dalle farine, più digeribili!

I Benefici della FRUTTA SECCA OLEOSA!

Chi ha detto che le cose buone facciano necessariamente male alla nostra salute?

La frutta secca oleosa è sicuramente un esempio di come si possa trovare un giusto compromesso tra gusto e qualità del cibo!

Di questa famiglia fanno parte tutti quei semi che hanno al loro interno una grande quantità di grassi, come le nocciole, le mandorle o le noci e proprio per questo viene definita frutta  oleosa.

Viene chiamata secca perché il quantitativo di acqua non supera il 5%.

Non preoccuparti però!

Questi grassi, che in media sono il 50% del totale, sono per la maggior parte rappresentati da acidi grassi mono e polinsaturi, quelli che apportano  più benefici per la tua salute, tra i quali in particolare gli omega tre e sei!

Abbiamo anche un buon quantitativo di proteine, che può raggiungere anche il 30% e pochissimi carboidrati.

Tra i micronutrienti troviamo molti minerali, come il fosforo, il ferro, lo zinco, il selenio ed il calcio.

Sono inoltre un’ottima fonte di vitamina E, potente antiossidante!

Quali sono i principali vantaggi che potresti avere aggiungendo una dose giornaliera di questa frutta:

  • Una buona dose di proteine sempre a portata di mano
  • Una ottima fonte di acidi grassi essenziali
  • Miglioramento del tuo assetto lipidico; molte ricerche attestano una diminuzione di LDL(colesterolo cattivo), grazie al consumo giornaliero di frutta secca
  • Aumento dell’introito di composti antiossidanti

Un piccolo difetto di questa famiglia di alimenti è data dal fatto che contengono molte calorie per 100 gr di peso, proprio dato l’alto contenuto di grassi!

Per questo si consiglia di non abusarne, soprattutto in diete ipocaloriche.

Quale dose è ritenuta ideale?

Si è visto che si hanno i massimi benefici, con i minimi svantaggi, grazie al consumo giornaliero di 30gr di frutta secca!

Quindi sbizzarrititi pure a scegliere quella che più ti piace tra nocciole, noci, mandorle pinoli ecc…porteranno tanto gusto al tuo palato e tanta salute al tuo corpo!

Alla scoperta della SOIA!

Un alimento che si sta facendo sempre più strada sulle nostre tavole, ma che purtroppo pochi ancora conoscono a pieno.

Sto parlando della soia e dei prodotti derivati dalla sua lavorazione.

Inizio col dirti che la soia fa parte delle Leguminose, come del resto le lenticchie, i ceci ecc.

Tuttavia, ha una composizione a livello di macronutrienti un po’ diversa dai legumi più comuni.

Ha una quantità di carboidrati nettamente inferiore, a favore di una percentuale di proteine superiore, addirittura si arriva al 37%, e di una buona quantità di grassi.

Le proteine sono di alta qualità, paragonabili a quelle di altre fonti animali, quali carne o uova.

I grassi sono soprattutto insaturi, quelli buoni per intenderci!

Troviamo molti acidi grassi polinsaturi, tra i quali i famosi omega tre, tanto positivi per la nostra salute.

La soia è, inoltre, un’ottima fonte anche di minerali, tra cui soprattutto il calcio, contenuto in quantità anche superiori al latte.

Il calcio viene assorbito in maniera adeguata a livello intestinale, cosa rara per le fonti vegetali.

Si è visto che il consumo di soia, molto frequente nelle popolazioni asiatiche, è associato a molti vantaggi per la nostra salute:

  • Miglioramento del profilo lipidico, con una riduzione del colesterolo totale e di LDL (il colesterolo cattivo)
  • Prevenzione dell’osteoporosi, anche se le ricerche in questo ambito non sono ancora del tutto certe
  • Prevenzione dell’ipertensione, uno dei problemi più diffusi nel mondo Occidentale
  • Prevenzione dei tumori alla mammella e all’utero, grazie al contenuto di isoflavoni

Ultima cosa importante per chi soffre di ipotiroidismo!

Infatti si consiglia di assumere prodotti a base di soia ad almeno quattro ore di distanza dal momento dell’assunzione del farmaco per la tiroide, in quanto potrebbe esserne compromesso l’assorbimento.

Quindi introdurre la soia nella tua alimentazione potrebbe essere una scelta molto azzeccata per la tua salute, ma, come al solito, fatti guidare da un esperto del settore!

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